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Nervosismo in aula
Salta il voto sulla Ve.ma.cus


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leonardi, palazzo minorit, provincia, vemacus, Politica
CATANIA. Arriva in aula la bolla Ve.ma.cus. Ovvero un debito fuori bilancio da 428.725,55 euro. Un voto messo in calendario a pochi giorni dalla comunicazione da parte della corte dei Conti del presunto sforamento del patto di Stabilità per l'anno 2010. Su cui però si attende ancora il parere definitivo degli stessi magistrati. Un'attesa che ha condizionato fortemente il dibattito di ieri in aula, vista la possibilità più che concreta che l'ipotesi di sforamento del patto sia confermata, aprendo così alcuni scenari sanzionatori a danno degli stessi consiglieri. I quali sarebbero chiamati a restituire, in primo luogo, il 30% delle indennità già riscosse per l'anno in questione.

Un quadro dunque non affatto sereno. Che ha determinato, dopo le polemiche esplose dentro e fuori l'aula, la decisione del presidente del consiglio provinciale Giovanni Leonardi di ricalendarizzazione il riconoscimento dello stesso debito al 27 febbraio. Il caso Ve.ma.cus ha una storia controversa, anzi “rocambolesca”, stando al giudizio espresso da Giuseppe Mistretta (LaD), presidente della commissione consiliare permanente Affari generali e contenzioni. “A maggioranza si astiene”, è questo l'esito del parere che la stessa commissione ha comunicato all'aula, in attesa di ulteriori approfondimenti. Il punto su cui si addensano le maggiori perplessità riguarderebbe la mancata opposizione al decreto ingiuntivo notificato il 19 gennaio 2011, divenuto poi esecutivo il 30 maggio dello stesso anno. Iniziativa su cui l'avvocato capo dell'Ente, Francesco Mineo, aveva già chiesto il mandato d'intervenire, senza ricevere però alcuna risposta in merito dagli organi politici. É stato lo stesso legale dell'Ente a ribadirlo in aula.

In secondo luogo, stando sempre a quanto ha relazionato Giuseppe Mistretta, è nel merito del debito che si porrebbero alcuni dubbi. Infatti, nella nota del 3 dicembre 2007 a firma dell'Ingegnere capo Matteo Zapparata, veniva spiegato, a titolo esemplificativo, che la fattura n.11/04 emessa dalla Ve.ma.cus, società oggi in liquidazione, era riferita a degli interventi “sopra i quali non era stata disposta l'esecuzione”. Un quadro dunque assai frammentato, su cui però oggi non vi alcuna possibilità d'intervento, almeno sotto il profilo giudiziario. Ma che lo stesso necessità di ulteriori chiarimenti. Ne è convinto il consigliere Ernesto Calogero del gruppo misto, recentemente transitato dall'Udc al Megafono di Rosario Crocetta, seguendo le sorti del proprio mentore, il deputato Ars Marco Forzese, che ha chiesto in alula che sia “dato conto politico di questa faccenda”. Il riferimento è alla gestione Castiglione. Dello stesso avviso è Antonio Tomarchio di Rivoluzione Civile, il quale ha sottolineato: “Mentre l'Ente è in crisi, Giuseppe Castiglione continua a tagliare nastri, dimenticandosi di non essere più presidente di questa Provincia”. Aggiungendo poi polemicamente: “Dovrebbe essere dichiarato incandidabile, come la legge prevede, e non concorrere per la Camera dei deputati”.

Chiede espressamente l'intervento della Corte dei Conti, invece, Nunzio Parrinello dell'Udc, che si è fatto interprete e primo firmatario di un atto d'indirizzo affinché, una volta deliberato il debito VE.ma.cus, gli atti siano inviati ai giudici contabili. “Precisando – si legge nel testo- che la società era stata stata attenzionata anche dagli ispettori del Ministero nella loro relazione”.


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