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Indagine della Procura

Un intervento e poi il decesso:
"Verità sulla morte di nostro padre"


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BELPASSO. Una battaglia per la verità. Null’altro. I familiari del belpassese Matteo Magrì, un distinto signore di 57 anni morto inspiegabilmente dopo un intervento d’urgenza in ospedale, non riescono a darsi pace. Una storia contorta. Oscura in troppi punti per la quale la Procura della Repubblica di Catania ha ufficialmente aperto una indagine e da qui a breve potrebbe essere disposta la riesumazione della salma dello sfortunato elettrauto in pensione per poter effettuare l’esame autoptico e comprendere, così, il perché della morte.

“Vogliamo chiarezza. Chiarezza e giustizia sulla morte di nostro padre: non punto il dito contro nessuno ma vogliamo sapere cosa è accaduto”, ci dice il 27enne Tino il più grande dei figli di Matteo Magrì. Con lui ci sono anche il fratello Orazio, 23 anni, Maria Pia, 14, e la mamma Santina che suo marito se l’è visto morire tra le braccia.

I FATTI. Avviene tutto al nosocomio “Santissimo Salvatore” di Paternò. Matteo Magrì è cardiopatico. Soffre anche di diabete. Accusa un dolore lancinante all’addome. Lo sopporterà, stringendo i denti, sino a sera: fino a quando, cioè, la moglie ed i suoi stessi figli decidono di condurlo in ospedale. L’elettrocardiogramma dà esito negativo. Una ecografia verifica invece che l’addome si è ingrossato. “Colecisti”: è questa la diagnosi. Viene tenuto in osservazione e ricoverato nel reparto di Medicina: non in quello di Chirurgia. Gli viene eseguito un trattamento farmacologico: fino a quando tre giorni dopo una dottoressa gli avrebbe detto che “dev’essere operato d’urgenza”. Si pensa ad un ricovero al Vittorio Emanuele di Catania ma Matteo Magrì resta dov’è. E l’intervento chirurgico alla fine avviene in un mercoledì pomeriggio che segnerà per sempre la famiglia Magrì. Alle 19.30 Matteo Magrì esce dalla sala operatoria e la situazione precipita. L’uomo avverte fortissimi dolori e fitte all’addome: la pressione e la glicemia sono nei normali valori. Ma alle 20 in punto l’uomo porta le mani al volto e muore. Avviene tutto dinanzi ai suoi cari. Cominciano le operazioni di defibrillazione manuale perché sarebbe mancato il defibrillatore: arrivato poi da una ambulanza. Ma non c’è più nulla da fare.

I RISVOLTI. La famiglia è devastata dal dolore. Più di qualcosa non quadra. Il loro legale, Francesco Sanfilippo, ha sporto denuncia. E la Procura ha aperto una inchiesta: “Il cuore centrale della verità è che pretendiamo la verità – spiega l’avvocato Sanfilippo -. Perché non è stato subito effettuato l’esame autoptico? E’ possibile che non vi fosse un defibrillatore a portata di mano? Pretendiamo di capire perché il signor Magrì è deceduto subito dopo l’operazione”. La presa di posizione dei magistrati è attesa da un momento all’altro ed anche il coordinatore sanitario del “Santissimo Salvatore” Salvo Calì attende che vengano accertati i fatti: "Vediamo cosa emergerà dall'inchiesta".

LA FAMIGLIA. “E’ accaduto tutto in fretta e quello che chiediamo è che ci venga detto esattamente cosa è accaduto – conclude Tino -: abbiamo perso nostro padre. Vogliamo sapere perché”.


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