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L'INTERVISTA

Dorival, II ristampa
"Storia di incontri"


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Dorival Pulvirenti Cavallotto

La presentazione del libro: da sinistra, Carlo Lo Re, Cetti Cavallotto, Luigi Pulvirenti



CATANIA - E’ giunto alla seconda ristampa il racconto di Luigi Pulvirenti. “E’ poco più di una sensazione, poco meno di una percezione” per dirla con le parole dell’autore, ma sta di fatto che a distanza di qualche mese dalla presentazione nella gremita chiesetta di San Francesco a Cibali, nei pressi dello stadio di Catania, "Dorival De Bahia", è approdato alle librerie Cavallotto del corso Sicilia, tempio della cultura catanese, e non solo. A moderare l'incontro, il giornalista Carlo Lo Re (leggi la sua recensione)

Da Salvador de Bahia a Dorival de Bahia: che la terza città più popolosa del Brasile abbia ispirato Luigi Pulvirenti nella stesura del suo secondo libro? Lo scoprirete, con la lettura. Ciò che vi anticipiamo è che, di certo, il Brasile e il suono armonioso del portoghese, si.

Dopo i molteplici consensi raccolti con il libro d’esordio “D’estate i temporali”, l’autore catanese c’ha preso gusto. E si mette alla prova bissando i precedenti – e positivi – risultati. Quando incontro l’autore, ci ritroviamo seduti di fronte. Una scrivania, non più di tanto scomposta, ci separa e su di essa scorgo foglio bianco. Mica poco.

E’ quasi naturale chiedergli se lui, giornalista e scrittore, abbia mai avuto l’ansia da foglio bianco. Sorride e nel suo sorriso leggo un no, secco. Luigi, invece, da gentil uomo preferisce rispondere partendo da lontano: “Di certo si avvertiva di più quando si scriveva a penna. Ogni stato d’animo era manifesto. Brutalmente schiaffato sul foglio bianco: agitazione, incertezza, serenità non potevano sfuggire. Poi l’era delle macchine da scrivere, dei computer e della scrittura fredda. No, non ho mai sofferto il foglio bianco – esclama. Piuttosto – aggiunge - sono uno scrittore e al tempo stesso un lettore disordinato che in base al luogo in cui si trova distingue tra letture per impegnare il tempo e quelle per passarlo”.

Perché scrivere?

“La scrittura è un dono che ricevi e che custodisci – afferma. Io amo scrivere e mi adopero per affinare quest’arte leggendo molto e attenzionando le regole della grammatica, fondamentali. Certo, chi non ha questo dono non è escluso che scriva e magari abbia pure successo”. Prosegue poi: “L’assioma saper scrivere e avere successo è meno vero del non sapere scrivere e non conoscere l’italiano: il successo può arrivare comunque se l’argomento scelto solletica gli istinti, più o meno manifesti”.

Secondo te, quanto a Dorival De Bahia, cosa provoca il desiderio di leggerlo?

“Il fatto che sia una storia, si. Una storia che racconta l’importanza degli incontri. Le cose capitano a chiunque per caso e il singolo incontro è potenzialmente in grado di cambiarti la vita. Sai cos’è che fa la differenza? E’ la voglia di dare un senso al caso”, conclude.

La vita è fatta di una serie di coincidenze, dal latino con e incidere, cadere insieme. Avvicinarsi alla finestra, aprire il portone di casa, urtare qualcuno per strada, alcuni esempi dei cosiddetti sincrodestini, eventi apparentemente casuali o fortuiti che costellano quotidianamente le nostre giornate ma che, generalmente, vengono ignorati dall’uomo: messaggi provenienti dall’universo che, se interpretati con il giusto valore e significato, possono darci l’accesso al nostro potenziale illimitato, migliorare la nostra vita sul piano materiale, emozionale, fisico e spirituale.

“Sono cose che si accumulano riempiendo il tempo che trascorre nel corso della giornata e solo tu, se manifesti curiosità, decidi di attribuire un significato”.

Caso, destino, incontri, su queste tre parole si costruisce l’inizio della storia di Dorival: “Incontrai per la prima volta Dorival mentre stavo tornando a casa”, è l’incipit.

“Dorival irrompe nella vita di Andrea – racconta Luigi – in modo del tutto inaspettato, sconvolgendo l’equilibrio precario delle sue relazioni affettive. Non solo ha messo in discussione le cose belle della sua vita ma ha fatto in modo di precipitare verso l’annullamento della sua stessa vita. Dorival – prosegue - è un musicista vagabondo dall’aria dimessa, che incuriosisce Andrea, tanto che durante il secondo fortuito incontro in treno, il giorno dopo, avrà inizio un dialogo che conquisterà Andrea. A distanza di tempo, la scoperta della vera identità dell’interlocutore che aveva fatto irruzione nella sua vita, così per caso”.

La scrittura semplice e comprensibile rende ancor più interessante Dorival de Bahia, nella cui trama si intrecciano sapientemente il travaglio interiore, la casualità, la malattia e, sullo sfondo, la chiesa cattolica, quella di Papa Wojtyla e Papa Ratzinger, in quegli anni schierata a favore del regime politico ed ostile, quindi, ai preti della liberazione, sostenitori di una forza di liberazione sociale intrinseca al messaggio cristiano, ritenuta necessaria per l’emancipazione dei più deboli. Significativa, a tal proposito, la scelta di voler dedicare il libro a Leonardo Boff, Oscar Romero e Gustavo Gutierrez, esponenti importanti della teologia della liberazione.

Com’è, fisicamente, Andrea?

“Beh, in effetti non c’ho mai pensato. Ho immaginato Dorival, in realtà. Il caso ha voluto – aggiunge – che lo incontrassi, la scorsa primavera, in piazza Università, mentre suonava una canzone dei Bossanova. A quel punto ho deciso di pubblicare il libro”.

Da soli 20 giorni è distribuito a livello nazionale, con grande soddisfazione per l’autore e il suo editore. “Sono già in programmazione tre appuntamenti a Cava dei Tirreni, Avellino e Torino – racconta – non immaginavo che potesse destare un interesse così ampio”.

Ci concediamo una battuta. Da qui a poco, allora, avrai bisogno di un manager!

“In realtà ce l’ho già! Mi riferisco all’amico e collega Massimo Fazio, autore di un testo di aforismi molto apprezzato, “Insonnie”; lui, in effetti, mi ha sostenuto e mi sostiene. Grazie, Massimo!

Casa editrice siciliana, Catania sullo sfondo, parole generose da parte di Cetti Cavallotto che ti presentò come un <catanese che sa scrivere>: sintesi perfetta, direi.

“Già, è proprio così – dice orgoglioso. La famiglia Cavallotto ha fatto la storia dei librai vecchio stampo, di quelli che leggono i libri prima di venderli e quindi avere il loro gradimento fa davvero molto piacere”.

Che sia una sorta di investitura a “cavaliere della scrittura”? Ai posteri l’ardua sentenza. E chissà che, nell’epoca dei <sequel>, Luigi non immaginerà di dare una seconda vita a Dorival, magari costruendo una storia d’amore, tra Andrea e un personaggio femminile, già presente nel libro, marginalmente. Così, per caso, s’intende.


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