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L’Italia giusta di Bersani
"Si fonda su moralità e lavoro”


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Bersani ieri a Catania (foto Fuschi)



CATANIA - Un po’ di scaramanzia non guasta mai: la sala del centro “Le Ciminiere” ha già portato bene una volta. Qui Bersani era venuto durante le regionali per sostenere Crocetta, qui torna come candidato premier. La sala è piena.

Un applauso scrosciante saluta il segretario del Pd. “Questa volta, il giaguaro mi sa che lo smacchiamo davvero” dice Bersani. Dopo gli interventi introduttivi dei capi lista di Camera e Senato, Flavia Nardelli e Corradino Mineo, inizia l’intervento del segretario Bersani. Cinquanta minuti densi di ironia ma anche di duri affondi nei confronti degli avversari. L’immagine che il candidato premier del centro sinistra vuol dare è chiara: “Non sono un uomo solo al comando”. Intenzione confermata ai numerosi riferimenti al partito e alla “nostra gente che è la nostra arma atomica”. Insomma in piena linea con il volto mostrato durante la corsa per le primarie che volle iniziare nella sua piccola Bettole.

"Sono l'unico candidato premier che è stato scelto con le primarie, con il voto di oltre tre milioni di elettori, ma il mio nome sulla lista non c’ è. Gli altri si sono messi da soli e io, francamente, non intendo seguirli nella demagogia. Non me la sento perché ci vuole rispetto per gli italiani, che son gente intelligente. Noi puntiamo sull'intelligenza". Il primo a cadere sotto i colpi di Bersani è il Cavaliere. "Quando quattro mesi fa, la destra era scomparsa Berlusconi era scomparso totalmente. Aveva detto: 'facciamo le primarie', poi ha detto no. Io ho detto 'le primarie bene, però accertatevi, prima di introdurre la democrazia di aver abolito la monarchia".

"Nella Storia funziona così – ha aggiunto il segretario del Pd - abolisci la monarchia e poi introduci la democrazia. Poi arriva la democrazia e tu dici 'scusa un attimo, cosa sto facendo? ". A un Berlusconi che ha promesso di restituire i soldi dell’Imu Bersani dice : “il vero tema è come usciremo dalla crisi e non ci usciremo tirando fuori un coniglio dal cappello perché la situazione è troppo seria”.

Poi è la volta del comico genovese: “Grillo arriva in Sicilia e promette mille euro al mese per tre anni a tutti. Ma dico io, perché non fai duemila? Fammi capire perché mille?”. Sempre sulla falsa riga dell’ironia Bersani afferma: “Berlusconi promette quattro milioni di posti di lavoro, e ancora aspettiamo la milionata della volta scorsa”.

A leader del centrodestra suggerisce “tre mega restituzioni (rigorosamente di “tasca propria”): le rate non pagate del condono tombale (evasione al quadrato), le quote latte e l’Alitalia”. Poi Bersani si dedica agli aspetti economico-sociali in modo particolare la crisi economica che ha una causa evidente “la disuguaglianza”.

Bersani non risparmia critiche neanche a Monti che pure ha sostenuto “con lealtà” ma gli “ha fatto mandare giù dei pilloloni mica da poco”. Bersani accusa il professore di avere dimenticato rincorrendo il rigore gli aspetti sociali: dagli esodati ai precari della scuola. “L’Italia giusta” (come recita lo slogan del centrosinistra che capeggia alle spalle di Bersani) che il segretario piddino ha in mente ha due punti chiave: “moralità e lavoro”. Sì alle riduzioni fiscali ma per i bassi redditi e per chi vuole investire. “Io non intendo bastonare chi le paga le tasse, anche se ha un reddito medio o medio alto- chiarisce Bersani- Bisogna andare a cercare quelli che scappano, che portano via i soldi mentre la povertà, i problemi, qui restano". E ancora “lotta alla corruzione, legge sul conflitto di interesse e lotta spietata alla criminalità organizzata”. Senza dimenticare i diritti: da quelli di “cittadinanza alle unioni civili per le coppie omosessuali”.

Bersani, insomma, guarda all’Europa e rivendica la massiccia presenza di donne presenti nelle liste del Pd. Noi portiamo in parlamento il 40% di donne. A Monti chiedo: quante ne eleggi? A Berlusconi invece dovrei dire 'quante bambole porti?'. Per come ragiona, per come si esprime, per la malattia che ha in testa dovrei dire cosi. Ma ci penserà il 40% delle donne elette dal Partito democratico a massacrarlo". Infine il Mezzogiorno, discrimine fondamentale tra i due schieramenti. "Il Mezzogiorno da dieci anni è fuori dal dibattito politico. Devo dire che dove vado, sia al sud che al nord, dico sempre la stessa cosa: noi siamo un'Italia sola. Questo è l'oggetto di questa campagna elettorale. O andiamo avanti con il leghismo per altri dieci anni o cerchiamo di prendere un'altra strada".

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