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SAC, Ivan Lo Bello

“Il progetto di Comiso
è centrale per Catania”


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confindustria, lo bello, regione, Politica
Ivan Lo Bello

Ivan Lo Bello



CATANIA – “Impresa e lavoro”. É questa la ricetta di Ivan Lo Bello, attuale vicepresidente nazionale di Confindustria, per rilanciare lo sviluppo in Sicilia. Una formula che lo stesso uomo-simbolo degli industriali siciliani non esita a definire “banale”. Ma non al 100%. Se vengono a saltare “clientele, consulenze e assistenzialismo, l'impresa può ripartire”. Su questo, ha riferito a LivesiciliaCatania Ivan Lo Bello, “Crocetta sta segnando una certa discontinuità rispetto alla passata presidenza”.

Il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, ha lanciato la proposta d'inserire nello statuto dell'isola una chiaro riferimento contro la mafia. É d'accordo?

Mi sembra una proposta estremamente positiva. Credo che inserire nella nostra carta costituzionale un chiaro riferimento all'antimafia, o comunque un ripudio alla mafia o ad ogni forma di criminalità organizza, non mi sembra un dato meramente formale. Nel senso che segna un impegno istituzionale che avrebbe un effetto culturale certo sul nostro territorio. Del resto la Sicilia è stata la regione in Italia che ha pagato il prezzo di sangue più alto nella lotta alla mafia. E che nella lotta alla mafia ha ottenuto i più grandi successi a livello nazionale.

Di questo ce n'è consapevolezza?

Noi siamo un esempio rilevante per tutto il resto del paese. Quello che hanno fatto in Sicilia i magistrati, ma anche le forze dell'ordine, la società civile e le organizzazioni di categoria, è un fenomeno che viene studiato nelle Università italiane ed estere. Ribadire questo significa ribadire un valore importante: la nostra è una terra che ha avuto la mafia, ma ha avuto anche la capacità di combatterla.

In questi giorni è stata ridefinita la governance della Sac. Cosa succederà a breve, l'aeroporto di Comiso vedrà la luce?

L'aeroporto di Comiso è fondamentale. Non a caso il nuovo presidente della Sac, il dott. Enzo Taverniti, è di Ragusa. E come tutti i ragusani, ma anche come tutti coloro che provengono dalla Sicilia orientale, ha fortemente a cuore questo progetto. Comiso ha un potenziale enorme, perché può coprire un'area che in questo momento ha uno sviluppo turistico molto rilevante e tutti i grandi investimenti si stanno ritrovando nella Sicilia sud-orientale. É una zona che si sta ripopolando. Quindi il progetto di Comiso è centrale e si integra perfettamente con Catania.

Siamo prossimi al voto, cosa chiederà Confindustria al prossimo governo nazionale?

La risposta sarebbe troppo lunga. Noi abbiamo redatto un manifesto che abbiamo consegnato a tutte le forze politiche, una di queste governerà il paese. Lì ci sono le nostre indicazioni. Abbiamo un manifesto che tocca tutti i punti e ha come elemento centrale la crescita del paese, tenendo in considerazione ovviamente la coesione sociale e la stabilità finanziaria.

E sulle tasse?

Ci sono delle proposte concrete. Non è un manifesto generico, dove abbiamo verificato le uscite e le entrate. Ogni nostra proposta è coperta da entrate credibili. Speriamo, quindi, che le forze politiche facciano buon uso di questo strumento.

Cosa si augura possa accadere in Sicilia per favorire lo sviluppo?

Dobbiamo fare una cosa che può sembrare banale, ma non lo è affatto. Negli ultimi anni l'impresa è stata messa ai margini. C'è stata la fiera dei consulenti, delle clientele e dell'assistenzialismo, senza, peraltro, che ci fossero i soldi. In questi anni le risorse sono diminuite in maniera rilevante. In tutto il mondo dove c'è crescita c'è impresa e lavoro. La crescita non si fa con i decreti legge o le clientele. La si fa con il duro lavoro che crea ricchezza. Noi ci aspettiamo che impresa e lavoro siano messe al centro delle strategie di sviluppo.

La nuova giunta regionale si sta muovendo in tal senso?

Da questo punto di vista Crocetta segna una discontinuità rispetto al precedente presidente della Regione. Ha più volte parlato di impresa e lavoro. Quindi siamo ottimisti su questo tema. Bisogna dunque cominciare. Ma prima di cominciare bisogna oggettivamente distruggere tutte quelle realtà che hanno impedito la crescita.

Ne indichi una?

Penso agli spostamenti sugli assessorati. Ci sono assessorati che avevano migliaia di pratiche inevase, di fronte a una disoccupazione altissima e ad un tasso di povertà tra i più altri del paese. Pensare di dire sì o no rapidamente ad una azienda che vuole fare investimenti è una crimine, non nei confronti dell'azienda, ma dei siciliani.


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