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Parco dell'Etna

Eternit e rifiuti tra i boschi
Un pessimo biglietto da visita


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ETNA. “Benvenuti Nel Parco dell’Etna, Qui la natura è protetta”. Recita così uno dei tanti cartelloni installati anni fa, per segnalare che ci trovavamo all’interno di una Riserva regionale, nata nel 1981, e che doveva rappresentare uno strumento di tutela per le bellezze paesaggistiche ed ambientali connesse all’Etna. Oggi, a distanza di oltre 30 anni, sotto quello stesso cartellone, troviamo rifiuti e materiali inerti: l’esibizione di un pessimo biglietto da visita. Anche la pietra lavica che portano la scritta “Parco dell’Etna”, costati una fortuna qualche tempo fa, sono seriamente danneggiati dall’inciviltà degli uomini, dovuta agli scarsi controlli, all’impunità che ormai regna, o a ritorsione contro un Parco che nessuna ha visto crescere, o portare verso lo sviluppo. Ed il problema rifiuti è l’autentica piaga, andata in crescendo e arrivata al “top” negli ultimi anni in concomitanza, guarda caso, con il funzionamento degli Ato. La gente i rifiuti li butta ovunque, non considerando di fare parte di un territorio protetto o in mezzo alla natura. Nel nostro giro, fatto nelle strade sopra Bronte, passando per Adrano in contrada Vigne e salendo verso monte Intraleo, e proseguendo tra Ragalna e Belpasso, abbiamo trovato di tutto. Rifiuti ovunque, cassonetti ribaltati o buttati in una scarpata, materiale inerte, proveniente da lavori edili, che dovrebbe andare nelle apposite discariche e invece viene buttato in campagna, e infine anche l’eternit: materiale altamente cancerogeno, e che dovrebbe essere trattato con le dovute ed opportune cautele. Invece lo troviamo a bordo strada, in una delle vie d’accesso all’Etna e in pieno Parco. Nessuno interviene. Nessuno che si muova per arrestare lo scempio.

Da qualche settimana, il Parco ha un nuovo presidente, Marisa Mazzaglia: ha già fatto sapere che vorrà lavorare sulla questione rifiuti e programmare vigilanza e pulizia. “Diamo una nuova visione del Parco”: rilanciare l’immagine di un Ente che porti turismo, sviluppo e un beneficio economico per chi ci vive e soprattutto ci lavora è ormai un dovere prima ancora che una opzione.


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