Live Sicilia

CERA

Il fratello di Capuano:
"Niente torce sulle strade"


Articolo letto 9.646 volte
VOTA
2.9/5
7 voti

andrea capuano, Catania, damiano capuano, incidente cera, sant'agata, Cronaca

Da sinistra: Damiano con suo fratello Andrea 



CATANIA – Sguardo velato da un'ombra. Solo i suoi occhi azzurri tradiscono il dolore ancora profondo che Damiano Capuano possiede. Tre anni fa suo fratello scivolava su un tratto di cera in Via Etnea, e dopo pochi giorni in un letto d’ospedale, gli diceva “addio”. Andrea aveva solo 21 anni: il 10 febbraio 2010 era a bordo del suo scooter, nella testa tanti sogni e nel cuore tante speranze. Un po’ di cera sull’asfalto ha deciso però che i sogni e i desideri sarebbero rimasti tali. La stessa cera che solo poche ore prima celebrava la devozione per Sant’Agata. Un dramma che Damiano vuole non colpisca nessun altro, mai più. “Voglio solo chiedere ai portatori di non accendere i ceri”. L’appello dalle pagine di LiveSiciliaCatania è diretto e semplice. Parla ai devoti come se li avesse davanti: “So che per voi la fiamma rappresenta la speranza, ma quella fiamma trasformata in cera può significare invece dramma e sofferenze per qualcun altro”.

“Rispettate l’ordinanza – incalza Damiano – e se volete accendere i ceri fatelo ma nelle zone predisposte e non pericolose”. Ogni anno c’è qualcuno che viola il divieto ma, secondo Damiano, le istituzioni non intervengono. “Il sindaco Raffaele Stancanelli – afferma – ha redatto l’ordinanza, ma poi? E necessario fare osservare le regole. Qualcuno è mai stato multato? Mi pare che abbia l’atteggiamento da Ponzio Pilato. Ha fatto l’ordinanza (e gliene diamo atto) ma poi se ne è lavato le mani”. Damiano ha invece apprezzato le dichiarazioni del capovara Claudio Baturi. “Ha tirato fuori gli attributi – afferma il giovane – ha fatto capire a tutti i devoti che la sicurezza, la tutela e l’incolumità sono i fattori predominanti di ogni azione”. Prudenza e attenzione insomma, pensando che ogni nostro gesto può produrre delle conseguenze, anche drammatiche. Senso civico e buon senso. Questo non vuol dire scontrarsi con le tradizioni. “Per cambiare certi comportamenti è necessario che le tragedie entrino nella tua casa – osserva Damiano – non pensiamo mai che qualcosa di così drammatico può accadere proprio a noi. Anch’io pensavo che certe cose potessero solo accadere agli altri e mai a me. Eppure è successo, Andrea non c’è più”. E anche se è impossibile dare un senso a quell’incidente, almeno che serva da monito affinché non ne succedano altri.

Damiano nel suo profilo facebook ha un album intitolato il mio angelo custode. Suo fratello, adesso, lo protegge da lassù. Ogni anno, però, Sant’Agata, i fuochi, la festa, la processione riapre la ferita che non si è ancora cicatrizzata. Cosa farai in questi tre giorni? “Quello che faccio da tre anni a questa parte – spiega – mi rinchiudo in casa oppure andrò via da Catania. Ritornerò tra la gente il 6 febbraio”. Quando Sant’Agata sarà tornata dietro i suoi cancelli lui riaprirà la sua prigione. “Non posso partecipare ai festeggiamenti. Mi conosco: se vedessi una persona accendere un cero la sentirei come una provocazione, ed io non voglio essere provocato, ma voglio provocare”. Quanto è accaduto non ha piegato la sua fede: “Io credo in Dio e nei santi. E credo anche che la festa di Sant’Agata sia un modo per avvicinarsi a Dio”.

“Io ho un sogno” confessa Damiano. Quale? “Quello di potermi svegliare il 6 febbraio e vedere sulla strada al posto della cera petali di fiori”.

 


/web/virtualhosts/catania.livesicilia.it/www/upload/assets/xml/1324,3,sotto-articolo.php