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Franceschini al Sangiorgi:
"La Sicilia vuole voltare pagina"


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Da sinistra Franceschini, Spataro e Lupo



CATANIA - Dario Franceschini arriva al teatro Sangiorgi con un’ora di ritardo ma la platea lo perdona accogliendolo con un applauso. Sul palco ci sono Luca Spataro e il segretario regionale Giuseppe Lupo. A prendere la parola per primo è il segretario provinciale che riscalda gli animi di militanti e simpatizzanti con una buona notizia: “I sondaggi ci danno in testa in Sicilia”. Certo, si tratta di appena mezzo punto percentuale di scarto ma, vista la situazione, tanto basta a strappare un applauso. “Il senso della nostra campagna elettorale è questo: il cambiamento parte dal mezzogiorno” ha proseguito Spataro. Lo stesso ottimismo è condiviso da Giuseppe Lupo che dedicherebbe una “eventuale vittoria a Pio La Torre e Pier Santi Mattarella”. “La Sicilia vuole voltare pagina, lo dimostra la vittoria di Rosario Crocetta” continua Lupo che incalza gli avversari di centrodestra che “hanno massacrato il sud e la Sicilia”.

La platea



Il segretario regionale del Pd nel commentare positivamente la costruzione delle liste del suo partito (“forti e scelte democraticamente tramite le primarie”) non perde l’occasione per attaccare il rivale Ingroia tra le cui fila “ci sono pochissime donne e pochissimi giovani candidati”. Poi è la volta di Franceschini che invita dirigenti e militanti a “rivendicare senza timidezza i nostri meriti”. Tracciando un bilancio degli anni passati all’opposizione nella scorsa legislatura, Franceschini dice: “Abbiamo dei risultati da rivendicare a dispetto della memoria corta di tanti, la destra aveva una maggioranza enorme mai vista nella storia della Repubblica e noi abbiamo portato sul fronte dell’opposizione tante persone che venivano dalle sua fila, questo è un risultato politico, ma soprattutto lo abbiamo fatto cadere in Parlamento”.

E anche sull’esperienza del governo Monti Franceschini ci tiene a mettere i puntini sulle “i”. “Sostenere Monti è stata una scelta di responsabilità, eravamo nel baratro e abbiamo anteposto l’interesse del partito (le elezioni anticipate) a quello del Paese”. Poi però si toglie qualche sassolino dalla scarpa: “Abbiamo corretto molti provvedimenti in senso di giustizia sociale ed equità, mentre il centrodestra guardava solo al proprio interesse e Monti ai numeri come se dietro non ci fossero delle persone dietro”. Tra i meriti del Pd, Franceschini annovera l’avere evitato tagli verticali a scuola e istruzione, la difesa degli esodati e di avere ridotto i danni sulle modifiche all’articolo 18.

Poi l’affondo a Monti: “Qualche giorno fa ha detto: ridurremo iva, irpef e imu. Caspita, mi sono chiesto, è lui o un sosia?”. Temi sui quali c’è stato uno scontro duro ai tempi del governo. “Dobbiamo dire con chiarezza che senza il nostro lavoro politico e parlamentare l’agenda Monti sarebbe stata profondamente iniqua”. Poi un attacco al centrodestra. Secondo Franceschini la differenza di fondo tra i due principali schieramenti è il modo in cui uscire dalla crisi. “Noi a differenza della destra, in attesa di crescita e sviluppo, non diremo mai a chi non ha nulla di arrangiarsi da solo”. Per questo servono alcuni provvedimenti: operazioni di equità fiscale (ad esempio devolvere il ricavato della lotta all’evasione ai senza reddito) , un welfare che non lasci nessuno da solo e investimenti su scuola, ricerca e mezzogiorno. Infine una frecciatina ad Ingroia che è anche un appello al voto: “ Loro che sono antiberlusconiani anche quando dormono, non avendo accettato di non presentarsi al Senato, avranno un solo risultato: fare vincere Berlusconi”.


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