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Presidio in prefettura

Il lavoro migra all'estero
La rivolta dei call center


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call center, Catania, prefettura, Economia

Presidio davanti alla Prefettura



CATANIA - “La mia laurea? Ormai è solo un quadro appeso in salone”. “Ormai percepiamo duecentocinquanta euro al mese, non riusciamo neanche a pagarci l’affitto”. “Altro che choosy, svolgiamo un lavoro logorante ma con grande dignità”. Queste le voci del sit in dei lavoratori dei call center catanesi che si sono dati appuntamento davanti alla Prefettura. Passa pure una candelora durante il corteo e qualcuno sussurra “non sappiamo più a che santo votarci”. Sono amareggiati i ragazzi che si sono visti rescindere il contratto a progetto, alcuni attendono febbraio ma sanno che la sorte sarà la stessa dei loro colleghi. E pensare che molti avevano indossato le cuffiette pensando che si sarebbe trattato di un lavoro temporaneo e invece è diventato definitivo. E adesso rischiano di perderlo.

Un dramma occupazionale che trae origine dalle spietate leggi della delocalizzazione. Le grandi committenti fanno i bagagli e vanno altrove, Romania e Tunisia in primis. Lì il lavoro costa meno. Nella provincia di Catania sono ben cinquemila i posti di lavoro a rischio. La Cgil, già nei mesi scorsi, aveva denunciato i rischi delle localizzazioni per le ricadute economiche sul nostro territorio oltre che per il trattamento dei dati sensibili degli utenti. Stamane una delegazione di sindacalisti ha incontrato il Prefetto. Così il segretario confederale Giovanni Pistorio ha fatto il punto sui temi salienti dell’incontro. “Abbiamo chiesto esplicitamente al Prefetto di intervenire presso il Ministero dell’Interno e presso il Ministero delle Attività Produttive affinché vengano inseriti nuovi vincoli sulle concessioni governative basandosi anche sul rispetto dei dati sensibili dei cittadini italiani trattati all’estero. Dati che dovranno essere gestiti con tutte le cautele previste dalla disciplina italiana”. La Cgil, inoltre, ha chiesto, oltre allo “sblocco delle gare d’appalto congelate e indette dagli Enti pubblici”, di “intervenire presso le committenti affinché, a parità di condizioni contrattuali e assicurati i parametri di qualità, vengano quantomeno riconfermati i volumi di traffico assegnati nel 2012 per non perdere posti di lavoro”. E i lavoratori promettono: “non ci fermeremo”.


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