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CONSIGLIO PROVINCIALE

Dopo le polemiche con l'Mpa
Leonardi: “Resto presidente”


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Catania, consiglio provinciale, domenico Galvagno, giovanni leonardi, Catania, Politica
CATANIA - Finalmente la riserva è sciolta. Giovanni Leonardi resta presidente del consiglio Provinciale. L'annuncio è di ieri mattina in aula. Messo un punto, dunque, alle dure polemiche sollevate a Palazzo dei Minoriti dal capogruppo dell' Mpa, eletto nel collegio di Paternò, Domenico Galvagno. La richiesta di dimissioni era stata sollevata dai banchi autonomisti dopo l'annuncio di Giovanni Leonardi di lasciare il movimento di Raffaele Lombardo per aderire all'Udc “in quota Sammartino”. Il pomo della discordia, aveva chiarito il capogruppo della colomba bianca, verteva su di un punto: “Leonardi è espressione di una maggioranza che ad oggi non c'è più, è inopportuno dunque – aveva sottolineato Galvagno- che resti seduto sul banco presidenziale”. Ragionamento che in prima battuta aveva trovato il sostanziale consenso da parte degli esponenti del Partito Democratico e della neonata Rivolozione Civile di Ingroia.

La risposta di Leonardi non si è fatta attendere. Dopo una breve fase di consultazione con gli onorevoli colleghi, il presidente del consiglio provinciale si è presentato ieri in aula con in mano un documento che esprime rinnovata fiducia al suo mandato istituzionale. A firmarlo sono tutti i capigruppo di Palazzo dei Minoriti, escluso ovviamente Galvagno, e i due vicepresidenti del consiglio. Si legge nel testo: “I sottoscritti capigruppo consiliari, nel considerare il carattere super partes del lavoro condotto con impegno e senso di responsabilità a garanzia del buon funzionamento del consiglio provinciale, con la presente esprimono apprezzamento e sostengono a Leonardi nel riconfermargli meritata fiducia”. Tra le firme in calce si leggono anche quelle dell'ingroiano Antonio Tomarchio e del Pd Furnari.

A margine della seduta LiveSiciliaCatania ha chiesto un commento a Domenico Galvagno sulla presa di posizione di Leonardi: “Sia chiaro – ha precisato- noi non siamo entrati nel merito della professionalità del presidente. Io però, dopo il cambio di partito, sarei entrato in aula da dimissionario. E, invece di farmi firmare quel documento – ha aggiunto- lo avrei messo al voto dell'aula. Questo avrebbe, anzi, rafforzato il suo mandato. Forse – si è lasciato sfuggire- lo avremmo votato pure noi”. Alla domanda però se dietro questa richiesta di dimissioni ci si una qualche ritrosia personale, Galvagno è categorico: “Non è così. Io l'ho sempre sostenuto, l'ho sempre difeso anche dagli attacchi di chi oggi, fra questi Danubio, gli ha firmato quello stesso documento”. Galvagno ha infine sottolineato un dato: “Leonardi è stato sempre scrupoloso e pignolo nel suo lavoro. La nostra – ci tiene a sottolinearlo- è e resta una polemica politica”.


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