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Gruppo Riela

Lavoratori licenziati
"E' la vittoria della mafia"


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Catania, mafia, piano tavola, riela group, Catania, Economia
CATANIA. “Il nostro licenziamento sancisce la vittoria della mafia”. I dodici dipendenti della Riela Group sono allo stremo. Licenziati senza giusta causa lo scorso 30 di settembre da quell’Agenzia del demanio che da ancora di salvezza è sembrata essersi trasformata nella mano che li ha affogati, i lavoratori attendono ancora il pagamento di due mensilità ed in più la liquidazione di un Tfr rimasto fermo al palo a Palermo. “E dire che siamo a Natale”, esterna qualcuno. Già. Ma il calendario della burocrazia e delle carte bollate non conosce stagioni o scadenze. E dire che quella della Riela di Piano Tavola è una storia fatta di rinascite impetuose dopo brutte cadute: di una delle più grosse aziende di autotrasporto strappate alla mafia e consegnate, in nome e per conto della legalità (era il 2007), a chi aveva voglia e bisogno di lavorare. Un sogno durato, però, l’arco di appena di una manciata di anni. Adesso, nonostante una liquidità che non manca, l’azienda è in ginocchio: in lui dazione. Trappola ed ostaggio di fatti giudiziari e gestioni amministrative esterne agli stessi dodici dipendenti che, nonostante il licenziamento, presidiano il luogo di lavoro. “La cosa più atroce – spiega uno dei lavoratori, Maurizio Marino – è che veniamo tenuti all’oscuro di tutto: abbiamo lavorato tra mille difficoltà ed ancora oggi siamo qui ad onorare il nostro impegno. E poi, noi abbiamo ricevuto solo una lettera di pre-licenziamento: nessuno ci ha mai detto di restare a casa”. I lavoratori hanno pure presentato un esposto alla Corte dei Conti per comprendere come vengono gestite le risorse incamerate dal Gruppo Riela. “Noi chiediamo che venga revocata la messa in liquidazione e la restituzione delle commesse che vengono gestite dal consorzio Setra. Cosa che ha, di fatto, portato al fallimento della Riela”.

I lavoratori hanno interrogato anche il Prefetto: ma di risposte, ancora niente. E come se non bastasse, su parere del Ministero dell’Economia, la stessa Agenzia nazionale per i beni sequestrati potrebbe chiudere i battenti. Ed allora: chi ha vinto alla fine? La mafia o lo Stato?

 


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