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Il processo

Iblis, sfilano boss e pentiti


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CATANIA - Al processo “Iblis” entra nel vivo il dibattimento con l’esame dei più importanti testimoni richiesti dalla pubblica accusa. Davanti alla terza sezione penale, presieduta da Rosario Grasso, sfileranno da giovedì prossimo in video- conferenza con l’aula bunker di Bicocca uomini del calibro di Antonino Bergamo, Alfio Maria Aiello e Francesco Arcidiacono, detto “Francu ùsalaru”, ritenuto il cassiere di Cosa Nostra etnea. E’ attesa per gennaio invece la deposizione di Santo La Causa, reggente della famiglia Santapaola- Ercolano dal 2006 al 2009. E non è detto che non emergano sorprese, almeno a carico degli imputati. Molte delle dichiarazioni rese dal nuovo pentito sono già messe a verbale per gli altri tronconi del processo. Altre sono ancora coperte dalsegreto istruttorio. Si tratta di vicende importanti non solo per il processo sull’omicidio di AngeloSantapaola e Nicola Sedici in corso in Corte d’Assise, ma anche per la richiesta di rinvio a giudizio che pende sul capo del deputato autonomista Angelo Lombardo e su cui il Gup Marina Rizza potrebbe pronunciarsi già l’11 dicembre.

Tra i teste entrano, dunque, anche i nomi degli imputati nell’altro troncone del processo, quello in rito abbreviato, che ha già portato il 22 settembre a pesanti condanne in primo grado per tutti gli uomini di Cosa Nostra etnea. Sotto i riflettori ci sono gli anni più importanti per il riscontrodell’impianto accusatorio sostenuto dai magistrati della Dda di Catania, Antonino Fanara e AgataSantonocito. A cavallo tra il procedimento “Dionisio” e l’operazione “Iblis” del 2010, gli inquirenti inquadrano il sequestro e l’omicidio di Angelo Santapaola e Nicola Sedici, i contrasti interni alla famiglia di Catania e la guerra di mafia sfiorata più volte con il gruppo rivale dei Cappello. C’è poi la ricostituzione dei vertici della famiglia Ercolano- Santapaola, datata dal pentito al 2008, col ruolo di comando attribuito dallo stesso La Causa a Vincenzo Salvatore Santapaola, primogenito del boss‘Nitto’. Il boss detenuto, fresco di deposizione resa in Corte d’Assise il 6 Novembre, dovrà chiarire questi e molti altri aspetti. Perché sulla ricostruzione dei fatti e sull’ostentata sicurezza del suo racconto reggono anche le ipotesi dei rapporti tra i clan catanesi e i colletti bianchi. I magistrati cercheranno conferme per le ipotesi d’accusa a carico degli imprenditori alla sbarra: Giuseppe Sandro Monaco, Giovanni D’Urso e Santo Massimino. Sotto la lente degli inquirenti ci sono lacompravendita dei terreni e l’iter delle concessioni per la costruzione del centro commerciale “laTenutella” di Misterbianco. Ma anche la realizzazione in mezza Sicilia di impianti eolici e fotovoltaici, il business delle gru e del movimento terra, l’affare per la costruzione del parco tematico di Regalbuto e il giro di estorsioni ed attività di riciclaggio messo in piedi da Cosa Nostra etnea tra le province di Catania ed Enna.

Sulla deposizione di Santo La Causa la tensione e l’attesa sono alle stelle: lo scorso 22 novembre si è arrivati ad un duro scontro tra accusa e difesa sulla data dell’audizione. Il Pm Fanara contava di accelerare, sentendo il collaboratore già il prossimo 6 dicembre. Ma i legali degli imputati sonoriusciti ad ottenere un mese di tempo in più per studiare gli atti. Tutto si decide a gennaio, insomma. Dopo, il processo potrebbe anche scivolare senza intoppi verso la sentenza. La Causa ha iniziato a collaborare con la giustizia lo scorso 28 aprile. I carabinieri lo hanno arrestato il 9 ottobre 2009, interrompendo un summit in un casolare nelle campagne di Belpasso. Oggetto della discussione dei convenuti, secondo gli ufficiali del Ros, le strategie di intervento della famiglia verso gli altri gruppi esterni a Cosa Nostra etnea. Fino alla cattura, era stato affiliato alla famiglia Ferrera-Santapaola prima, e poi, dopo la caduta in disgrazia dei Ferrera, ai Santapaola Ercolano. Dal 2006 aveva sostituito Angelo Santapaola, cugino di ‘Nitto’, nel ruolo di reggente del gruppo. Fino al ruolo di guida, al fianco di Vincenzo Aiello. Fino ai mesi delle intercettazioni sulle utenze dello stesso Aiello, oggi detenuto a Parma, sul presunto rapporto elettorale tra Cosa Nostra etnea e i fratelli Lombardo.

 

 

 


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