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Verso le elezioni

Pd, la guerra dei 3 mandati
Lumia "trasloca" all'Ars?


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La guerra, sotto traccia, è già cominciata. Anche perché in qualche modo la campagna elettorale è già cominciata. Nel Pd si alza la tensione sul limite dei tre mandati imposto dallo statuto: una condizione, quella che vieterebbe di candidarsi allo stesso incarico per la quarta volta consecutiva, che coinvolge ben 14 parlamentari siciliani, il cui elenco completo sarà pubblicato nel nuovo numero di “S”, in edicola da sabato. E così, in vista della compilazione delle liste per le Regionali e le Politiche, qualche esponente del partito si prepara già a cambiare “collocazione”: è il caso, ad esempio, di Beppe Lumia, che già 4 anni fa entrò al Senato grazie a una deroga concessa in extremis. Ragionamenti ancora poco più che preliminari, visto che le elezioni sono lontane. Ma che nel Partito democratico iniziano a tenere banco. Con qualche fuga di notizie.
Per Lumia, ad esempio, si rincorrono le voci di una candidatura all'Ars. A fargli posto nella lista del Pd palermitano potrebbe essere Pino Apprendi, che rumors interni al partito danno vicino al transito alla Camera o al Senato nonostante non abbia ancora raggiunto il limite dei tre mandati a Sala d'Ercole. L'interessato, però, smentisce: "Io candidato al Parlamento nazionale? Macché - dice - Sono già in corsa per Palazzo dei Normanni e sto andando forte". Sempre all'Ars, invece, è data per certa la ricandidatura del segretario regionale Giuseppe Lupo, al quale potrebbero affiancarsi tre nomi nuovi, il vicesegretario provinciale del partito palermitano Toti Zuccaro, l'avvocato e presidente del Ciapi Francesco Riggio e il segretario della Cgil Maurizio Calà. Con loro dovrebbe correre anche Davide Faraone, che però in caso di vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Pd potrebbe essere tentato di seguire l'onda lunga del suo capo-corrente e cercare un posto nella lista per la Camera.
Il “trasloco” dall'Ars alla Camera, però, per Faraone e Apprendi come per altri, è legato a una variabile non da poco. Al momento sembra probabile che per le Regionali si voti in ottobre, mentre il governo Monti – seppur non al massimo del proprio splendore – dovrebbe poter superare l'autunno. I deputati regionali pronti a traslocare, in questo caso, resterebbero senza incarichi per sei mesi oppure dovrebbero affrontare due campagne elettorali consecutive. Ed entrambe le opzioni vengono accolte con fastidio dagli interessati.
Sarà per questo o forse – come sussurra qualcuno nel Pd – per mostrare i muscoli nell'urna che Antonello Cracolici sembra indirizzato a correre ancora per l'Ars. Il capogruppo del Pd al Parlamento regionale, che venerdì aprirà di fatto le danze chiamando a raccolta i suoi sostenitori alla Tonnara Florio, dovrà confrontarsi però appunto con la regola dei tre mandati, o meglio con la sua interpretazione. La norma, infatti, dice che non può essere ricandidato chi ha ricoperto un incarico “per la durata di 3 mandati”: per alcuni nel Pd significa che il limite è fissato a tre legislature, mentre per altri “la durata di 3 mandati” vuol dire 15 anni, e in questo caso Cracolici non rientrerebbe nei paletti. E anche se su questo fronte c'è un precedente specifico – quello di Salvatore Cardinale, chiamato a cedere il posto alla Camera alla figlia Daniela dopo 3 mandati consecutivi durati però 12 anni – in molti, anche fra gli oppositori storici di Cracolici, sono pronti a concedere una deroga al capogruppo.
Chi invece non dovrebbe ottenere una deroga è Lillo Speziale. Il presidente della commissione Antimafia è all'Ars da cinque legislature, e già la volta scorsa è stato “graziato” fra i mugugni di una parte del partito. Speziale, dunque, potrebbe spostarsi al Parlamento nazionale, dovrebbe potrebbe seguirlo Bernardo Mattarella, un altro che il “trasloco” lo sceglierebbe senza esservi costretto. Alle Politiche, invece, dovrebbe liberarsi la casella occupata da Costantino Garraffa: il senatore palermitano è al terzo mandato consecutivo e qualcuno intepreta la sua candidatura (con sconfitta) alle Primarie di Piana degli Albanesi come un tentativo di ricollocarsi.
Discorso a parte, infine, merita Fabrizio Ferrandelli. L'ex candidato di Pd, Sel e Vizzini al Comune di Palermo, che dopo aver perso le Amministrative non ha più incarichi politici, sarebbe interessato a una candidatura alle Regionali. Ma con quale lista? Ferrandelli subisce il pressing delle associazioni che l'hanno sostenuto alle Comunali palermitane, che vedrebbero come fumo negli occhi una sua candidatura nel Pd e quindi l'adesione esplicita al partito, ma d'altro canto – sussurrano i maligni – potrebbe correre nella lista democrat proprio per smarcarsi, attraverso la competizione diretta, da Cracolici. Un'alternativa sarebbe una candidatura in un'eventuale “lista Crocetta”. Ma perché ci sia una “lista Crocetta” serve che l'europarlamentare sia candidato alla presidenza della Regione. E il percorso, quando al voto mancano quattro mesi, è ancora lungo.


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