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Palermo, il retroscena

Polacca accoltellata,
la denuncia più di un mese fa


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La prostituta straniera aveva chiesto aiuto alle forze dell'ordine ad aprile, ma l'uomo (nella foto) era ancora a piede libero e ha continuato a perseguitarla per mesi. Solo ieri l'arresto dopo l'accoltellamento.

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Paulina Kataryna sta meglio, ricoverata all'ospedale Civico ed operata d'urgenza, tornerà pian piano alla sua vita di sempre. Vita che per molti versi l'uomo che si era innamorato di lei non riusciva ad accettare. Al punto da volerla uccidere. Massimo Mazzara, il 42enne che domenica sera ha accoltellato la ragazza polacca di 26 anni nei pressi di Porta Felice, si trova adesso dietro le sbarre dell'Ucciardone, ma perseguitava la donna da mesi. Tutto era iniziato con un rapporto cliente-prostituta ed era proseguito con l'ossessione. Ossessione che Paulina aveva denunciato alle forze dell'ordine, perché sfociata in violenza, soprattutto verbale. L'uomo, infatti, fino a domenica non aveva mai raggiunto tale ferocia. Il suo palese intento di spezzare la vita della ragazza, invece, è stato soltanto il culmine di un percorso durante il quale, dalla procura non è arrivato alcun provvedimento nonostante le richieste d'aiuto della vittima.

La sua prima denuncia risale al 4 aprile. Mazzara si era recato nel suo appartamento, era su tutte le furie. Poco prima, decine e decine di sms, di minacce, di ricatti: l'uomo voleva a tutti i costi avere la ragazza solo per sé e sarebbe stato disposto a tutto pur di riuscirci. Voleva che lei lasciasse la strada, che non ci fossero altri uomini nella sua vita. E invece un rifiuto tirava l'altro. La 26enne si opponeva a quella relazione, non la voleva. E a confermarlo, come precisa il pm Marco Verzera, che ha firmato la convalida dell'arresto, è stato questa mattina proprio Mazzara.

Il 42enne, finito in manette con l'accusa di tentato omicidio, è infatti stato interrogato dagli inquirenti ed ha ammesso di avere tentato di uccidere la polacca. "Un colpo di testa", Mazzara ha definito così il suo gesto. "Ho perso la ragione - avrebbe dichiarato - e nonostante sapevo non volesse stare con me, non mi era neanche riconoscente". Ma a scatenare l'ira feroce che gli ha fatto impugnare il coltello ritrovato ancora sporco di sangue nella sua macchina, sarebbero state alcune parole di Paulina. La donna, negli ultimi tempi, avrebbe infatti detto al 42enne di avere conosciuto un altro uomo e che, paragonandolo, preferiva il nuovo compagno. Insomma, una gelosia incontrollabile quella che Mazzara dice di aver provato, la stessa che, probabilmente lo aveva animato il giorno in cui la polacca, esasperata, era andata a denunciarlo ai carabinieri. Da quel giorno, fino a domenica scorsa, nessun provvedimento, nessun limite alla libertà di Mazzara, che ha continuato nel frattempo a perseguitare la ragazza. Un iter, quello dopo la denuncia per Stalking, che prevedeva l'accertamento, da parte degli inquirenti, di quanto Paulina aveva raccontato alle forze dell'ordine. Ci voleva tempo, quindi. Tempo che non è stato sufficiente per le indagini, ma che contemporaneamente è bastato a Mazzara per escogitare il suo piano: seguire la donna e colpirla alle spalle, nei pressi del luogo in cui si prostituiva, con un coltello. Ha sferrato dei colpi violenti, l'ha ridotta quasi in fin di vita in vicolo delle Mura, a pochi passi dal Foto Italico. Con poche forze Paulina è riuscita ad alzarsi in piedi e a raggiungere la Cala. I passanti e poi i soccorsi del 118 l'hanno salvata.


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