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Calcioscommesse, l'inchiesta

L'autogol di Mezzaroma:
"Perdete la partita"


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Il presidente del Siena (nella foto) che invita i suoi giocatori a perdere l'ultima partita in casa, quella in cui si festeggia la promozione in serie A, è forse una delle più brutte pagine della storia del calcio italiano.

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(degli inviati Matteo Guidelli e Stefano Rottigni - Ansa)Il capitano del Bari Andrea Masiello che si vende il derby Bari-Lecce era il punto forse più basso toccato dal calcio investito dallo scandalo delle scommesse. Ma il presidente del Siena che invita i suoi giocatori a perdere l'ultima partita in casa, quella in cui si festeggia la promozione in serie A, perché voleva scommettere sulla sconfitta della sua squadra, è probabilmente peggio. L'autogol di Massimo Mezzaroma, indagato dalla procura di Cremona, è l'ennesima conferma che il calcio è nelle mani di personaggi che, stando almeno a quanto emerge dalle inchieste giudiziarie, non hanno il benché minimo rispetto della passione di milioni di tifosi. Le carte agli atti dell'inchiesta di Cremona rivelano infatti scenari che nulla hanno a che fare con lo sport e che invece assomigliano sempre più a vicende di corruzione e malaffare. A raccontarlo, questo scenario, è ancora una volta Filippo Carobbio (l'ex giocatore del Siena che accusa Antonio Conte), finito in carcere e poi decisosi a parlare con i magistrati. Ma stavolta il suo è un racconto che chiama in causa altre persone che possono confermarlo o smentirlo - primo tra tutti l'ex portiere dei bianconeri, ora al Torino, Coppola - e che nei prossimi giorni saranno chiamate dai magistrati di Cremona per raccontare la loro versione dei fatti. Per ora, dunque, ci sono le parole di Carobbio e, anche, di Carlo Gervasoni, l'altro calciatore 'pentito'. In occasione di Siena-Varese del 21 maggio del 2011, racconta quest'ultimo, "contattai Carobbio per verificare" la possibilità di combinare l'incontro "ma lui mi disse subito che non potevamo fare nulla in quanto si trattava dell'ultima partita casalinga del Siena con Conte come allenatore ed inoltre venivano da una brutta sconfitta ad Ascoli dove avevano perso per 3-0 e pertanto non si concluse né l'una né l'altra combine". Parole confermate da Carobbio, che però aggiunge qualcosa di molto più pesante e che forniscono quelli che gli inquirenti e gli investigatori definiscono "gravi elementi di responsabilità" a carico del presidente del Siena. Nell'interrogatorio desecretato pochi giorni fa, infatti, Carobbio racconta quanto gli riferì l'allora portiere del Siena Ferdinando Coppola. "Qualche giorno prima della partita Siena-Varese - si legge nel verbale - Ferdinando Coppola entrò negli spogliatoi sbiancato in volto rappresentandoci che poco prima, all'esterno degli spogliatoi, era stato avvicinato da una persona vicina al presidente che gli aveva chiesto se c'era la possibilità di perdere la partita". Questa persona, "di cui Coppola mi fece anche il nome ma che in questo momento non ricordo, probabilmente in quanto si trattava di qualcuno che non avevo occasione di vedere molto spesso - prosegue Carobbio - gli aveva detto che il presidente intendeva scommettere o aveva scommesso sulla nostra sconfitta. Intendo riferirmi al presidente Mezzaroma". Ma a tutto c'é un limite, sembra voler dire Carobbio. "A quella richiesta - sostiene infatti davanti ai magistrati - la squadra oppose un netto rifiuto suggerendo al Coppola di rappresentare a chi lo aveva contattato di non aver voluto riferire la proposta ai giocatori in quanto lui stesso non era d'accordo. Ribadisco che il Coppola era quasi sconvolto". Nell'interrogatorio Carobbio racconta inoltre un'altra cosa: che della richiesta del presidente era al corrente anche lo staff tecnico. "In seguito ho appreso da Stellini (all'epoca vice di Antonio Conte, ndr) che la proposta era stata fatta da Mezzaroma anche allo staff tecnico e anche loro si erano rifiutati". "Era la prima volta - conclude - che ci proveniva una richiesta del genere dal presidente". L'Ac Siena, dal canto suo, con una nota sul proprio sito esprime fiducia nei magistrati, in attesa di "difendersi da eventuali rilievi nelle sedi opportune". Un atteggiamento che "non rappresenta acquiescenza", dice la società, ribadendo si essere pronta a dimostrare le sue ragioni "se e quando" gli inquirenti decideranno.


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