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Il padre del ragazzo del Cannizzaro

"Caro assessore, la sanità
ha ridato speranza a mio figlio"


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Scrive il padre del ragazzo quattordicenne che giorno 17 aprile scorso è stato trovato in fin di vita riverso sull’asfalto della via Toselli, a Palermo, vittima di una rovinosa caduta da una finestra del Liceo Cannizzaro in cui frequentava. Mio figlio lotta ancora per la vita in una perdurante, delicata situazione generale; tuttavia i miglioramenti sono stati tangibili e tangibile è il suo coraggio nell’affrontare difficilissime condizioni terapeutiche non prive di sofferenze acute e gravi disagi.

Non so se quanto rappresento possa o meno innestarsi sulle recenti dichiarazioni della Dott.ssa Borsellino, Dirigente generale presso l’Assessorato alla salute, nonché di altri collaboratori dell’Assessore Massimo Russo. Né so se le seguenti considerazioni possano essere un contributo utile alla dialettica che da quelle dichiarazioni è scaturita. Tuttavia mi sembra leale e importante riportare la misura e la concretezza della mia esperienza diretta e, purtroppo, dolorosamente vissuta da quasi due mesi a stretto contatto con una parte del sistema sanitario regionale. Un sistema sanitario che ha dimostrato, nel caso del mio Luigi, di saper restituire speranza e volontà di prospettiva a un paziente che, sfiorando la morte, oggi si ritrova a lottare per la vita grazie alle cure dei medici di ‘Villa Sofia’ e, ora, dell’ISMETT di Palermo. Cure che si sono dimostrate intense, complesse, cariche di imprevisti frequenti e insidiosi, da affrontare e risolvere di ora in ora, nel contesto di un quadro clinico a volte drammatico e comunque sempre sul limite definitivo del rischio.

Sento il dovere di segnalare, quindi, che se oggi mio figlio è vivo lo si deve a quella parte del sistema sanitario che lo ha preso in cura riportandolo dal limite della morte al terreno della speranza. Molti sono i nomi dei componenti di questo sistema cui si deve la speranza di mio figlio: sono nomi di medici, paramedici, assistenti, operatori di vario livello e qualifica, e non è possibile menzionarli tutti. Sarebbe tuttavia improprio omettere di citare – ringraziando calorosamente – il 2° Servizio di Anestesia e rianimazione (P.O. Villa Sofia) diretto dal Dott. Paolino Savatteri e tutta la sua équipe, gli Specialisti degli altri reparti del medesimo Ospedale (Dott. Li Calzi, Dott. Fiumara, Dott.ssa Tumbiolo), nonché il Personale collaboratore e la Direzione sanitaria; e inoltre il Dott. Bertani dell’ISMETT e tutta l’équipe del relativo Servizio di rianimazione e tutto il Personale in esso impegnato; in tale Servizio mio figlio ha avuto necessità di essere trasferito per un livello assistenziale superiore che potesse compendiare l’aspetto riabilitativo con le cure pneumologiche. Luigi ha ricevuto e riceve il massimo delle attenzioni, delle pronte cure, e degli interventi più tempestivi, sempre sostanziato da tratti di umanità e accenti di conforto che sono divenuti parti integranti delle complesse terapie.

Non credo di essere lontano dal vero quando provo a interpretare le parole di Lucia Borsellino, a sostegno dell’operato dell’Assessore Massimo Russo, nella direzione di un articolato auspicio: l’ulteriore sviluppo di un piano sanitario finalmente incentrato sulla persona, l’umanizzazione delle cure, la necessità di investire sulle reti e sulla formazione, l’aggiornamento degli operatori che testimoniano bravura e competenza non solo quando curano nell’ambito dei propri ambiti di specializzazione, ma anche, e soprattutto, quando riescono con una concertazione di competenze ad agevolare il passaggio di un paziente da un livello assistenziale all’altro. Credo, inoltre, che Lucia Borsellino abbia quindi indicato la sostanziale necessità di un cambiamento culturale che, da genitore e nell’esperienza che sto vivendo, non posso che salutare con favore, nella speranza che presto venga esteso a tutti gli operatori oltre quelli che ho avuto il destino di incontrare, affinché chi ha la responsabilità organizzativa nelle Aziende possa dispensare le migliori cure a tutti i pazienti con problemi complessi come quelli di mio figlio.

Vi sarei grato se, con lo stesso rilievo con cui avete seguito la vicenda di mio figlio all'indomani della tragedia, poteste pubblicare integralmente questa mia lettera, per motivare chi opera bene e sollecitare chi può fare meglio. A nome mio e di mia moglie rimetto a questa testata le precedenti considerazioni nell’eventualità esse possano costituirsi quale elemento di valutazione e di distinzione tra ciò che funziona e ciò che non funziona nel nostro sistema sanitario e, più in generale, nella nostra Sicilia.

Lettera firmata


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