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PALERMO

Forconi, blocchi rinviati
Ma si pensa alla Regione


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elezioni, forconi, mariano ferro, sciopero, Cronaca, Politica
“Il 28 maggio comincia la rivoluzione” avevano annunciato. Ma la rivoluzione dovrà attendere. Una delegazione del Movimento dei Forconi ha incontrato alcuni giornalisti nei pressi del teatro Politeama di Palermo per annunciare, con l'amaro in bocca, che di blocchi non se ne parla fino all'otto luglio. Sul perché del rinvio, Mariano Ferro, leader del movimento, compie uno sforzo di sincerità: “Basta dire la verità a tutti e ne veniamo fuori a testa alta”.

Da un lato i motivi logistici: “Con il terremoto – ha detto Ferro - hanno disposto il divieto di sciopero in tutta Italia. Trasporto unito con cui avevamo organizzato lo sciopero in tutta Italia si è tirato indietro. Certo non ha senso che l'otto si manifesti solo in Sicilia, ma i siciliani devono muoversi in ogni caso”. Dall'altro il problema veniva posto direttamente dagli isolani: “Abbiamo ricevuto una pressione enorme da parte di molti siciliani a non partire – ha spiegato - A San Cataldo c'era una fila di un paio di chilometri per fare benzina. Tutti erano spaventati al pensiero che si iniziasse con gli scioperi”.

Anche mercoledì avevano provato a scendere in piazza, in occasione della visita del premier Mario Monti e del Capo dello Stato Giorgio Napolitano per il ventennale della strage di Capaci. “C'è arrivata una diffida da parte della questura di Palermo: c'erano anche molti studenti a manifestare e la tensione era enorme. Ci saremmo beccati una denuncia” dice Ferro. Ma loro, i Forconi, della denuncia non avevano “paura”: “A Napolitano – ha detto il leader - volevamo solo dire di ridarci la democrazia che volevano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: a noi sembra di vivere in un regime dove se non paghi ti tolgono qualcosa. Vorremmo scegliere noi i nostri parlamentari”.

E proprio sulle elezioni, quelle regionali annunciate da Raffaele Lombardo, Ferro non esclude una candidatura per la poltrona più alta di palazzo d'Orleans: “Noi siamo partiti come movimento di lotta con rivendicazioni di settore, ma a poco a poco si sono avvicinati tutti. Il ddl-forconi, come la stampa lo ha chiamato, si è rivelato essere una scatola vuota. Allora chiediamo ai siciliani: dobbiamo rimanere solo un movimento di lotta o possiamo tentare anche di entrare nel palazzo con nostri deputati e con nostri eletti e rappresentanti per dire quello che stiamo dicendo fuori? È una domanda, non abbiamo deciso ancora nulla, ma - ha concluso - è probabile che si farà”.


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