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LE IDEE

Cara Lucia Borsellino,
dove passa il confine?


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Cara Lucia Borsellino,

Lei mi ha ispirato sempre affetto, solidarietà e simpatia, anche in assenza di una conoscenza diretta. E credo di non essere il solo. Penso che i siciliani perbene nutrano gli stessi sentimenti nei suoi confronti. Non soltanto per il suo inimitabile padre, né per la famiglia valorosa da cui proviene, ma perché lei è l'esempio migliore dell'abnegazione, della discrezione e del silenzio, di chi lotta ogni giorno senza cercare riflettori o riconoscimenti.

Lei non si è mai posta come la figlia di Paolo Borsellino, se non nel suo cuore e nel suo rapporto intimo con chi non c'è più. Dalla sua gente, a modesto avviso di chi scrive, provengono opzioni egualmente nobili. La scelta di chi si è caricato sulle spalle il fardello di un ruolo pubblico, il percorso di chi ha preferito svolgere la stessa strada accidentata, ma nell'ombra. E immaginiamo che il suo cammino non sia stato facile, tra sciacalli, finti amici e, iene prontissimi a rinfacciarle il dolore di via D'Amelio, come una brillante opportunità di carriera.

Abbiamo assistito, gentile Lucia, alla sua appassionata difesa dell'assessore Russo, alla rivendicazione di risultati che sono frutto del suo impegno, all'invito di una signora degna di ammirazione, quale lei è, disgustata per l'appunto da finti amici, sciacalli doc e iene verissime. La rispettiamo. E chi scrive ha sempre riconosciuto a Massimo Russo la patente della coerenza e della chiarezza, perfino nel dissenso. Solo una domanda: la pulizia di intenti che le appartiene e che lei attribuisce all'assessore Russo – e non ne dubitiamo - come può conciliarsi con le notizie che anche oggi arrivano da un'aula giudiziaria catanese? Dov'è il confine – riprendiamo le sue parole – entro il quale “eventuali fatti impresentabili con questi valori” diventeranno “scelte conseguenziali”?


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