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Verso l'assemblea del Pd

Resa dei conti nel Pd


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A pochi giorni dall'assemblea di domenica, nessuna intesa tra le diverse anime del partito. Se gli "innovatori" chiedono un passo indietro a Lupo (che conferma: "Non mi dimetterò") per evitare la mozione e varare un direttivo, resta concreta l'ipotesi del commissariamento, gradita all'area Mattarella.


C'è chi invita al passo indietro. C'è chi vuole andare avanti. Ma alla fine, c'è il rischio che tutti stiano fermi, e si finisca per andare alla resa dei conti. A pochi giorni, ormai, da un'assemblea regionale del Pd che potrebbe determinare non solo le sorti dei suoi dirigenti siciliani, ma anche e soprattutto le prossime alleanze in vista delle elzioni regionale, ogni tentativo di intesa sembra fallito. Un'intesa che si sarebbe dovuta basare su un presupposto: le dimissioni del segretario regionale Giuseppe Lupo, col conseguente ritiro della mozione di sfiducia nei suoi confronti e il varo di un direttivo “a quattro”. Ma anche oggi, Lupo, a Live Sicilia conferma: “Dimettermi? Non ci penso affatto. C'è una mozione di sfiducia all'ordine del giorno. Ci conteremo”.

E i conti potrebbero tornare proprio al segretario, uscito un po' più forte, rispetto alle aree che fanno capo a Cracolici, Cardinale e Papania, dopo le ultime elezioni amministrative. “Eppure, un passo indietro del segretario – spiega il senatore Nino Papania – potrebbe consentire di evitare questa conta che farebbe soltanto male al partito”. Ma il male del partito, secondo Lupo, è stata proprio “quella mozione presentata a pochi giorni dalle amministrative, che ha danneggiato – spiega il segretario - gli stessi candidati al consiglio e non è stata compresa dal nostro elettorato”.

Insomma, niente dimissioni, si va alla conta. E per sfiduciare Lupo servirà la maggioranza qualificata dei componenti dell'assemblea (circa 370). Oltre 180 voti dovranno stabilire la decadenza del segretario. Ma questi voti potrebbero diminuire parecchio in seguito alla scelta sembra assai probabile anche di Rosario Crocetta (area Lumia) di non prendere parte all'assemblea.

“I numeri per la sfiducia ci sono – assicura però Totò Cardinale – visto che già per richiedere la mozione avevamo presentato 190 firme, alle quali se ne sono aggiunte successivamente altre quindici. Ma io spero – aggiunge – che a quel punto non si arrivi e Lupo capisca che è meglio fare un passo indietro”. Che rassegni le dimissioni, insomma, che aprirebbero a un direttivo di quattro dirigenti del partito. Si parla di Antonello Cracolici, di Francantonio Genovese, di Tonino Russo, e dello stesso Giuseppe Lupo. Che però potrebbe non accettare la proposta. In quel caso potrebbe entrare nel direttivo uno della stessa area del segretario, come Luigi Cocilovo.

Ma Lupo sul tema sembra irremovibile. “Forse Cardinale, Papania e gli altri dimenticano che a presentare la mozione di sfiducia sono stati loro. Ora mi chiedono un passo indietro. Ma che significa? Ritirino la mozione, semmai. Altrimenti, così com'è previsto dall'ordine del giorno voluto da loro, si andrà alla conta, e se avrò la maggioranza rimarrò al mio posto”.

Il passo indietro di Lupo era stato chiesto da Antonello Cracolici già poche ore dopo la vittoria delle primarie da parte di Fabrizio Ferrandelli, sulla candidata “di Lupo”, Rita Borsellino: “Voglio precisare – ha spiegato Cardinale – che non c'è niente di personale nei confronti del segretario, ci mancherebbe. La nostra è una critica politica. Noi vogliamo interpretare quanto sancito dal deliberato dell'assemblea di giugno 2011. Vale a dire: partire da un'alleanza larga del centrosinitra, ma aperta alle forze moderate”. Inutile dire, però, che il nodo non è certo “l'Udc, - ammette lo stesso Cardinale – sul quale siamo tutti d'accordo”. Il problema è la possibile alleanza con l'Mpa di Raffaele Lombardo, considerata da alcuni esponenti del Pd, tra cui la senatrice Alessandra Siragusa, “come il vero motivo della sconfitta del Pd alle amministrative palermitane”. Un abbraccio mortale, dal quale il Pd dovrebbe liberarsi, secondo un'ala del partito. “Ma Lombardo – ha puntualizzato Cardinale – ha già detto che sta lavorando a un nuovo soggetto. E che  sta pensando a 'un passo di lato'. Non dobbiamo dimenticare il peso che può avere, in termini di consenso il Nuovo polo per la Sicilia. Perché rinunciare a questa possibilità? Ricordiamoci – ha concluso Cardinale - che il centrosinistra ristretto a Palermo ha ottenuto, come liste, appena il 32%”.

Un'interpretazione del voto palermitano che non convince lo stesso Lupo: “Avevamo proposto Rita Borsellino – spiega – perché volevamo provare a unire il centrosinistra. E Rita era sostenuta proprio da Orlando, che in quel caso aveva generosamente deciso di farsi da parte. La sua vittoria netta dimostra che forse, in quel caso, ci avevamo visto giusto”. E a sostenere le tesi di Lupo ecco il “liberal” Enzo Bianco che ha annunciato anche che l'area a cui fa riferimento si asterrà dal voto della mozione di sfiducia: “Queta assemblea, chiesta con una raccolta di firme per le dimissioni del segretario Lupo, - ha detto Bianco - è stata abbondantemente superata dagli eventi. Ricordo che dopo quella convocazione c'è stata prima la richiesta di rinvio a giudizio coatto per associazione mafiosa e voto di scambio aggravato per Raffaele e Angelo Lombardo; poi il risultato del voto a Palermo, che ha visto la sconfitta del Pd e del suo candidato (al 17% al primo turno e al 27% al ballottaggio) e lo straordinario successo di Leoluca Orlando, frutto non solo del grande consenso personale, ma anche del modo in cui sono state preparate e svolte le primarie. Tutti eventi che hanno travolto il Pd – ha aggiunto -, soprattutto a causa delle scelte politiche errate sull'appoggio al governo Lombardo, compiute proprio da chi, ancora oggi con veemenza, chiede le dimissioni di Lupo”.

Ma al di sopra di tutte le divisioni, sul Pd siciliano aleggia lo spettro del commissariamento. A dire il vero, più che un "rischio", è l'ipotesi maggiormente caldeggiata da un'altra area del partito, quella che fa capo a Bernardo Mattarella: “Non credo ci siano alternative. Serve – ha spiegato – una breve fase di commissariamento per andare più velocemente possibile al congresso. E del resto, le condizioni ci sono tutte, visto che – ha aggiunto – il segretario, che ormai non è riconosciuto come tale da buona parte del partito, aveva detto che si sarebbe presentato da dimissionario a questa assemblea, e adesso ha cambiato idea, nonostante i risultati alle amministrative non siano stati affatto buoni”.

E tra i possibili commissari, oltre al nome di Franco Marini, più suggestivo che realistico, si fanno quelli del coordinatore organizzativo del partito Maurizio Migliavacca, o del responsabile degli Enti locali Davide Zoggia. “Ma stiamo scherzando?” ha tuonato invece Davide Faraone secondo cui la soluzione possibile è quella di un totale azzeramento: “Il gruppo dirigente siciliano ha sbagliato tutto e Roma ci ha messo del suo. A Palermo, per esempio, nonostante la débâcle del PD, meno male che ha vinto il centrosinistra. Mi aspetto dunque che chiunque abbia incarichi di responsabilità, sia nel partito, che nel gruppo parlamentare, domenica si presenti dimissionario all’assemblea del partito. Si faccia – ha aggiunto - un nuovo congresso entro luglio, che nel Pd, ricordo, significa lo svolgimento di vere e proprie primarie, ed ognuno proponga il suo progetto. Siano i cittadini a scegliere e non una platea ristretta di notabili". Ma forse, per quello, ci vorrà del tempo. Domenica a scegliere saranno proprio quei notabili. In quella che sarà la più classica resa dei conti. “La politica non è matematica”, ammonisce però Mattarella, “non sarà il voto in più o in meno a risolvere i gravi problemi del Pd”.


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