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Bollicine alla siciliana


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Viaggio tra gli spumanti siciliani dal numero di aprile scorso del mensile I love Sicilia.

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Qualcuno le chiama “bollicine”. Oppure vini spumanti. Qualche altro “vini mossi” o effervescenti. I francofili ad ogni costo, magari per fare bella figura, “les bulles”, sottintendendo solamente gli Champagne. Chiamiamoli come vogliamo, un fatto è certo: sono un fenomeno di costume di portata mondiale e parlano anche il concreto linguaggio dell’economia e dei numeri. Oltre quattro miliardi di euro, e 323 milioni di bottiglie, solo in Francia, nella bellissima Champagne, la regione dove, nella seconda parte del 1600, il monaco benedettino Dom Pierre Pérignon se l’è letteralmente inventate, dando loro (e procurandosela) fama eterna, come è testimoniato dal costante pellegrinaggio alla sua tomba, situata nell’ariosa e tranquilla abbazia di Hautvillers, sempre ricoperta da fiori freschi. Anche in Italia i vini “spumeggianti” non conoscono la parola crisi e il consumo è in costante aumento, sia sul mercato interno che all’Estero, dove le bollicine italiane, delle varie tipologie – di cui tratteremo meglio in seguito – ottengono consensi sempre maggiori. Con numeri da capogiro, 380 milioni di bottiglie prodotte e un valore di 2,90 miliardi, di cui 280 milioni appannaggio del solo “metodo classico”. In soldoni, è un segmento che tira parecchio, anche fra i giovani, e si è da tempo sganciato dal banale utilizzo durante le feste comandate e solo a fine pasto.

La Sicilia non fa eccezione rispetto a questo trend, con oltre 20 aziende impegnate nella produzione (e altre pronte ai nastri di partenza) e circa 600 mila bottiglie di casa nostra sul mercato, secondo gli ultimi dati disponibili.

Occorre precisare – un po’ all’ingrosso – le diverse tipologie, che si definiscono principalmente dalla tecnica di produzione: i vini per i quali la presa di spuma è prevista in bottiglia (con tempi e costi maggiori) sono quelli definiti di “metodo classico” o tradizionale (la méthode champénoise degli Champagne, dicitura oggi vietata); se questo processo avviene invece in grandi contenitori di acciaio inox chiamati autoclavi (e in tempi notevolmente più veloci), le bottiglie si indicano come da metodo Charmat (ma era stato l’italiano Martinotti a farne le prime applicazioni). Nel primo caso si ricerca prevalentemente la complessità, data dal tempo, nel secondo la fragranza e la freschezza degli aromi primari, la piacevolezza più immediata, come nel caso degli Asti e dei vari Prosecchi. Due grandi e differenti espressioni enologiche, come sono diversi i consumatori e i momenti di utilizzo. Entrambe, nelle versioni più elaborate e qualitativamente più alte, capaci di fornire momenti di particolare allegria e piacere organolettico. In Sicilia sono numerose le varietà utilizzate per produrre “bollicine” delle due fondamentali tipologie, dal catarratto al grillo, dal nerello mascalese allo zibibbo. Avremo poi altre più articolate distinzioni, in relazione al residuo zuccherino, che vanno dal Dolce all’Extra Brut, passando per non poche differenti declinazioni, dal bianco al rosato, dal “bianco da uva nera” alle cuvée (assemblaggi di varie partite di vino), che riguardano però, sostanzialmente, il cosiddetto “metodo classico”.

Partiamo quindi per il nostro tour attraverso alcuni dei vini spumanti siciliani, che è anche un suggerimento ad andar per cantine nei weekend, stavolta con l’ottica de “les bulles”, il settore che non conosce crisi e che “stappa” tutto l’anno (che conta, ovviamente, più cantine di quelle che noi – per ragioni di spazio – possiamo citare). Iniziando da quelle che si sono cimentate, con grande successo, con i vini da “metodo Martinotti” (autoclave).

Brioso, fresco, raffinato, di estrema piacevolezza, il Brut della Duca di Salaparuta, la storica azienda di Casteldaccia, un classico della tipologia, gioca le sue carte migliori puntando sulla fragranza e nitidezza del frutto. Aromatico, elegante e floreale, fine e persistente il Müller Thurgau Brut della famiglia Fazio, che ha reso famosa questa bella e intrigante uva prima con il vino “tranquillo” e adesso con l’interpretazione “spumeggiante”. Decisamente originale, e molto ben riuscito, il delizioso e delicato Brut da uve catarratto di Castellucci Miano, che utilizza selezionatissimi grappoli da vecchi vigneti delle Madonie collocati fra 700 e 900 metri, l’ennesimo capolavoro dell’enologo Tonino Guzzo. Alla sua prima uscita, notevole la performance del Palmarés Brut di Gorghi Tondi, la bella azienda fra mare e laghetti di Clara e Annamaria Sala, sapido, avvolgente e dal bouquet ricco e composito, che esalta al massimo la carica aromatica dell’aristocratica cultivar autoctona grillo.

Sul fronte del “metodo classico” (quello con la presa di spuma in bottiglia, tempi e costi maggiori), molto ben centrato il “Gaudensius” della Firriato. Vinzia e Salvatore Di Gaetano hanno voluto utilizzare uve autoctone della tenuta sull’Etna per dare vita a un vino esuberante e festoso, che mette assieme complessità, finezza e carattere del terroir attorno al maestoso vulcano. Che sembra essere terra di elezione, anche in ragione delle marcate escursioni termiche fra il giorno e la notte, per la spumantistica isolana, oltre che il luogo dove il barone Spitalieri, alla fine dell’Ottocento, sperimentò con successo un metodo classico da uve Pinot Nero. Proprio le medesime uve, per una squisita versione classica, dell’affascinante Brut Rosé di Terrazze dell’Etna dell’appassionato Nino Bevilacqua, che ha pure nella sua faretra un sapidissimo elegante “blanc de blanc”. Vibrante, aromaticamente articolato e molto piacevole, restando nella stessa area, il recente Planeta Brut, da scelte uve carricante, che accresce la gamma di Alessio, Santi e Francesca di una referenza significativa. In forma, come al solito, il bel “Noblesse” di Giuseppe Benanti, che rappresenta in modo appropriato lo stile tradizionale della prestigiosa maison etnea. Benanti ne ha “fatte fuori” parecchie bottiglie, qualche settimana addietro, per festeggiare la sua prestigiosa nomina ad Accademico dei Georgofili. Chi festeggia, giustamente, sin dagli anni Novanta è Scammacca del Murgo, che credette, probabilmente per primo, alla spumantistica di qualità “around the volcano”. Oggi la bella storica azienda del barone Emanuele, coadiuvato con entusiasmo da figli dinamici e competenti, schiera una gamma completa di “bollicine” tanto buone da fare onore alla Sicilia “sparkling” in tutto il mondo. Degno erede del grande Marco, Renato De Bartoli, dedica tutto se stesso alla celebre azienda di famiglia, muovendosi alla perfezione, da quel valente enologo che è, fra le varie tipologie di vino. Sorprendente – e forse pochi se lo aspettavano – il suo cimentarsi pure con le affascinanti – ma non facili – “bollicine”: Terzavia Extra Brut, un “naturale” pas dosé (senza aggiunte di alcunché, in finale, per preservarne, appunto, la naturalità) da uve grillo, è la sua ultima interessante creatura, un intrigante vino “fuori dal coro”, bello e particolare, che non somiglia a nessuno. Tasca d’Almerita, per volontà del Conte Giuseppe, fu fra le primissime case vinicole siciliane a puntare decisamente, dagli anni Novanta, sull’effervescente mondo de les bulles, diventate nel tempo asset importante della straordinaria reputazione della casa. Ai giorni nostri, non è un azzardo affermarlo, le tre etichette “mosse” di Lucio, Giuseppe e Alberto Tasca (Brut, Extra Brut e Rosé), sono fra i migliori ambasciatori della Sicilia enologica. Fra questi, un posto d’onore spetta di diritto all’azienda di Giuseppe Milazzo, in quel di Campobello di Mazara, in provincia di Agrigento, che, grazie alla tenacia e alla passione per le “bollicine” di alta qualità dell’instancabile proprietario, si è conquistata da tempo fama e consenso eccezionali. Basterà solo dire che della vasta e qualificatissima specifica produzione – Milazzo Classico, Riserva, Excellent Rosato, Terre della Baronia Gran Cuvée e Federico II Rex Siciliae Millesimato – questi ultime tre etichette (solo per ricordare una recente performance) hanno sbaragliato, conseguendo allori prestigiosi, famosi Champagne in severi concorsi enologici in terra di Francia.


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