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Il presidente lascia il 28 luglio

Elezioni regionali in autunno
Ma è rebus sui deputati


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dimissioni, lombardo, sicilia, Politica

Le dimissioni di Raffaele Lombardo porteranno la Sicilia ad elezioni anticipate. Ecco cosa accadrà dopo il 28 luglio.

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La politica siciliana è in subbuglio. Le dimissioni di Raffaele Lombardo, annunciate per l'estate, rischiano di scatenare un vero e proprio tsunami che stravolgerà la vita del governo e del parlamento regionale. Sono in tanti a chiedersi, infatti, cosa succederà adesso.

Statuto alla mano, Ars e governo resteranno in carica anche dopo il 28 luglio (giorno indicato da Lombardo per rassegnare le dimissioni) ma solo per l'ordinaria amministrazione; in questo modo, Sala d'Ercole subirà il secondo scioglimento anticipato della sua storia dopo quello causato dalla vicenda Cuffaro.

Stando alle parole di Lombardo, i siciliani saranno così chiamati nuovamente alle urne a fine ottobre anche se rimane il dubbio su quanti parlamentari eleggeranno. Palazzo dei Normanni ha approvato di recente il taglio dei deputati, che scendono così da 90 a 70, ma la modifica dello Statuto, prima di essere effettiva, deve passare la doppia lettura del parlamento nazionale.

Ad aprile è arrivato il primo disco verde del Senato e ora il disegno di legge è al vaglio della commissione Affari istituzionali della Camera; anche se Montecitorio emettesse il suo verdetto entro giugno, per la seconda lettura dovrebbero passare almeno tre mesi. Insomma, bene che vada se ne parlerà verso settembre o ottobre per l'approvazione definitiva.

Troppo, secondo alcuni parlamentari che stanno già facendo i conti e che ritengono improbabile che si approvi il taglio in piena campagna elettorale, a meno che non ci sia una chiara volontà politica di governo e parlamento per accelerare al massimo i tempi.

L’indizione delle elezioni, per legge, scatterà 45 giorni prima della data prevista per il voto. E la convocazione dei comizi verrà sancita da un atto della giunta di governo. Sarà quindi il presidente della Regione che, una volta scelta la via delle dimissioni, convocherà l’esecutivo per disporre le elezioni. Tecnicamente, questo passo può avvenire anche 46 giorni prima della data delle elezioni.


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