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La sentenza della Cassazione

Calunnia, Dell'Utri assolto


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E' andato male l'estremo tentativo della Procura di Palermo di far condannare il senatore Marcello Dell'Utri - uomo fidatissimo in affari e in politica dell'ex premier Silvio Berlusconi - con l'accusa di aver istigato il pentito della Sacra Corona Unita, Cosimo Cirfeta, a screditare i pentiti di mafia che lo accusavano nel processo per concorso esterno. La Sesta sezione penale della Cassazione ha infatti "respinto" il ricorso del Pg di Palermo Antonino Gatto che insisteva per l'incriminazione. Dell'Utri era stato assolto sia in primo che in secondo grado con verdetto del 31 marzo 2011. "Amareggiato e non soddisfatto", per la decisione della Cassazione, ha detto di essere il senatore, confidandolo ai suoi più stetti collaboratori. "Non c'é soddisfazione nell'essere dichiarato innocente dopo 12 anni di lunga gogna giudiziaria protrattasi a causa delle impugnazioni del Pm e della Procura che avevano chiesto anche il mio arresto nel 1999". "Per fortuna il Parlamento disse no a quella richiesta e solo oggi è evidente - ha aggiunto Giuseppe Di Peri, che ha difeso Dell'Utri insieme a Pietro Federico - quanto sarebbe stata ingiusta la misura cautelare". Nella sua requisitoria, favorevole alla definitiva archiviazione della vicenda, il sostituto procuratore della Cassazione Oscar Cedrangolo aveva detto che "un giudice non deve mai presumere il dolo dell'imputato ed è quel che è avvenuto per Dell'Utri. Un fatto che mi spiego solo immaginando che questo elemento sia stato dato per scontato dal momento che c'era stata la condanna per concorso esterno". Ma il Pg non ha nascosto la sua "perplessità e sorpresa" per la mancanza di riferimenti - nel ricorso del Pg Gatto - alla consapevolezza, tutta da provare, che Dell'Utri avrebbe dovuto avere del piano calunnioso nato nell'estate del 1997. E' la seconda volta nell'arco di poco tempo che la Suprema Corte bacchetta i reclami di Gatto: lo scorso nove marzo, nell'udienza che ha annullato con rinvio una parte della condanna del senatore per concorso esterno, la Quinta sezione penale aveva bocciato addirittura come "inammissibile" il reclamo del Pg di Palermo che voleva una condanna più pesante dei sette anni inflitti dalla Corte di Appello. Le motivazioni del definitivo proscioglimento del senatore, convalidato con la formula dell'insufficienza di prove contro la quale i difensori non hanno fatto ricorso, saranno rese note entro un mese.


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