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VIAGGIO NEI PARTITI

L'Mpa raddoppia i consensi
Torna di moda il Pdl?


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Cinquecento voti in meno del Partito democratico. In questo scarto ridotto, ridottissimo, si può misurare il risultato alle ultime amministrative palermitane dell'Mpa. Un partito che, giusto per restare ai freddi numeri, è stato capace di raddoppiare il consenso rispetto al 2007. Quando il movimento di Lombardo si attestò al 3,86%, raccogliendo 13.500 voti. Dopo cinque anni, quei voti sono diventati 20.867.

Un consenso che, a dire il vero, appare assai maggiore se si considerano in qualche modo “figlie” dell'Mpa altre liste che hanno contribuito al sostegno del candidato sindaco Alessandro Aricò.

“Forse abbiamo commesso qualche errore – spiega Lino Leanza – nel presentare quattro liste differenti. Se avessimo puntato su due liste al massimo, il successo sarebbe stato maggiore”.

Il riferimento va alla lista del Movimento popolare siciliano, fondato da Riccardo Savona, capace di toccare la quota del 3,33%, a "Chiamalacittà" di Tony Rizzotto, fermatasi all'1,39%, e alla lista presentata da due degli assessori regionali in carica: Massimo Russo e Gaetano Armao (Palermo Avvenire ha ragigunto il 3,48%).

Insomma, attorno all'Mpa ruota un consenso ulteriore che sfiora il 9%. Un bacino di voti in qualche modo rivendicato dallo stesso movimento autonomista e dagli alleati di Fli e Api , uniti in una nuova aggregazione: il Nuovo polo per la Sicilia. Riedizione del Terzo polo, con la rinuncia all'Udc, uscito dal governo Lombardo alla fine del 2011.

Ma la defezione l'ha vissuta anche lo stesso Mpa. E una defezione di peso. Il giorno dopo le amministrative palermitane, infatti, ecco l'addio di Francesco Musotto. Una scelta a lungo maturata, da quello che era il capogruppo del movimento all'Ars. “Ritengo sia giunto il momento di una riflessione personale per un nuovo slancio in favore della crescita della terra che amo”.

Ma dietro la scelta dell'ex presidente della provincia di Palermo, c'è anche la comprensibile amarezza per la decisione del partito non indicarlo come il candidato sindaco a Palermo. “Il candidato lo avevamo – ha commentato Lino Leanza – ed era disponibile: alla fine l'Mpa sarebbe stato il primo partito a Palermo”. E lo stesso Lombardo, qualche giorno fa, in conferenza stampa, ha ammesso che la nuova legge elettorale “premia forse i volti più noti, i più conosciuti dalla gente”.

Ma sullo sfondo della competizione palermitana restano le elezioni regionali. Ormai assai vicine, come confermato anche ieri dal governatore: “Si vota a ottobre”. Con chi andrà l'Mpa? Intanto, ha spiegato Lombardo nei giorni successivi all'esito delle urne, “il nucleo di partiti che si è coagulato attorno ad Aricò credo possa rappresentare circa il 22% dei consensi”. Insomma, quella nuova aggregazione nata sotto il segno del “Nuovo polo per la Sicilia”, vuole provare a dare le carte. E soprattutto convincere il Pd a non inseguire “la suggestione di una foto di Vasto. Palermo è un caso a sé, altrove Idv e Sel si sono attestati tra il 2 e il 7%”.

Ma il Pd guarda altrove. Allora già qualcuno, anche dentro la coalizione attualmente al governo, sussurra che “i nemici di oggi possono diventare gli amici di domani”. Il Pdl, abbandonato anche dall'Udc, insomma, è allertato. Così come il Pid. E la chiave potrebbe essere trovata, per una volta, su un nome al di fuori degli schieramenti classici. Un po' come si è tentato per poche ore di fare con la candidatura di Massimo Costa. Ma per Palazzo d'Orleans si torna a fare il nome del rettore Roberto Lagalla. Sarà lui a giocare il ruolo di pacificatore tra Lombardo, gli azzurri e i cuffariani?


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