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PARMA

Provenzano tenta il suicidio in cella
Salvato da un agente: era simulazione?


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Un tentativo di suicidio o una messinscena per fare credere di essere pazzo? Bernardo Provenzano, 79 anni, ha infilato la testa in un sacchetto di plastica. Voleva soffocarsi mentre si trovava nella cella del carcere di Parma. Ad accorgersi di tutto e a salvarlo è stato un agente del Gom, il gruppo operativo mobile che tiene il padrino sotto controllo ventiquattro ore su ventiquattro in un'area del penitenziario al lui interamente dedicata. Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, però, ritiene che potrebbe essersi trattato di un gesto dimostrativo. Addirittura di un possibile messaggio da veicolare all'esterno.

Del tentativo di suicidio i familiari e il legale non sono stati informati. "Lo apprendiamo dalla stampa. Quando l'ho detto al figlio era sconvolto", spiega l'avvocato Rosalba Di Gregorio che lancia un affondo polemico: "E' un episodio strano, ci chiediamo come mai un collegio di periti lo abbia recentemente dichiarato capace di seguire il processo e difendersi". Un neurologo e uno psichiatra hanno, infatti, stabilito la capacità di intendere e di volere di Provenzano. Il super boss  "può stare validamente in giudizio” e presenziare al processo" che lo vede imputato in appello a Palermo per l'’omicidio di Ignazio Panepinto, ucciso a San Giovanni Gemini, in provincia di Agrigento, nel 1990.

Polemiche, ma anche dubbi racchiusi nell'interrogativo del legale: "Che ci faceva un sacchetto di plastica nella cella di un detenuto al 41 bis? Gli oggetti pericolosi sono banditi proprio perché c'è il rischio di suicidio. Forse volevano eliminarlo?". L'avvocato Di Gregorio presenterà un'istanza alle procure di Palermo e Caltanissetta e alla Corte d'assise del capoluogo siciliano per conoscere quanto accaduto a Parma. Da tempo il penalista denuncia la malattia del padrino corleonese. Oltre al tumore alla prostata, quello per cui andò a curarsi in trasferta a Marsiglia, Provenzano soffrirebbe di una forma di dissociazione dalla realtà. Un problema neurologico causato da alcuni attacchi ischemici. Non sarebbe capace di badare a se stesso.

Eppure fonti del Dap non escludono l'ipotesi della simulazione. Il boss già da giorni avrebbe cercato di spacciarsi per pazzo. L'altra sera, quando l'addetto alla sorveglianza si è avvicinato, Provenzano ha messo la testa dentro un sacchetto di plastica di piccole dimensioni Uno di quelli usati per conservare i farmaci. L'intervento dell'agente, come viene sottolineato, è stato comunque tempestivo. Per dare prova della sua instabilità mentale, ieri il boss sosteneva di non riuscire neppure a fare uno dei gesti più ripetitivi della quotidianità, sedersi su una sedia.


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