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I pidocchi di Darwin


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Se mentre sorseggi l'aperitivo ti inizia a vibrare la sedia non pensare subito al terremoto, è soltanto uno degli elegantissimi lord siculi che da qualche anno son venuti fuori come i crastuna dopo la pioggia e che, dopo aver impiegato ore per trovare una camicia che appatti con la sciarpettina rosa confetto e phonato il capello, con il macchinone lucido sta parcheggiando quasi dentro il locale.

Lo riconosci dal fatto che anche se c'è un cavuru 'i moriri indossa la giacca da mille euro, che avendola presa con lo sconto la deve far vedere e siccome nel frattempo s'accattò le scarpe estive si mette anche quelle. Però così può andare sia a mare che in montagna, hai detto niente. Con la nonchalance di un vero principe ti calpesta la borsa, ti urta la sedia e ti da una gomitata in testa per salutare qualche suo simile, solo dopo decide sedersi con le gambe accavallate dietro di te e iniziare a deliziarti. Lo sentirai lanciarsi a voce altissima in continui paragoni Io-L'altro e criticare chi non non è “perbene” (la sua parola preferita) come lui, con la parlata stretta a culo di gallina che fa tanto Upper Class. Perché lui ha pure tutta la classe della palermobbene.

Classe che puoi maggiormente apprezzare quando non pensa di essere visto e si scaccola, si odora l'ascella, rutta, mastica a bocca aperta ma soprattutto quando si mette a santiàre perché un marocchino osa poggiare una rosa sul suo tavolo. La cosa positiva è che ti fa venir voglia di rileggere l'Origine della Specie di Darwin, per capire se esista una spiegazione. Purtroppo però i pidocchi di cui parla non sono quelli arrinisciuti.


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