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L'intervista

Romano: "Se Lombardo lascia
ci sarà il tracollo dell'Mpa"

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Saverio Romano, leader del Pid, dice di non credere troppo alle reali intenzioni di Raffaele Lombardo di dimettersi, “ma la decisione è in mano al Pd”, aggiunge. Per le prossime regionali, l'ex ministro dice di aspettarsi “candidati fuori dai partiti” e coalizioni che prenderanno forma conseguentemente a quanto accadrà a Roma, “con un occhio al voto di Palermo”, dal quale il Pid si aspetta una buona affermazione. Quanto alla vicenda di Misilmeri e alle presunte infiltrazioni mafiose nel Comune del Palermitano, Romano, che a Misilmeri era assessore, tiene a sottolineare: “I personaggi coinvolti non fanno parte del nostro partito ma sono all'opposizione del nostro sindaco”.
Onorevole Romano, cominciamo dalla Regione. C'è aria di voto anticipato: lei crede all'eventualità di dimissioni di Raffaele Lombardo?
“Se Lombardo non è costretto, non si dimetterà. E può essere costretto solo da chi fino a oggi lo ha sostenuto, perché l'opposizione da sola non ha i numeri per mandarlo a casa. Solo se il Pd lo costringe con un aut aut, lui lascerà. L'epilogo è vicino anche se lui tende a camuffare la difficoltà con ragionamenti sull'opportunità di non sovrapporre il voto regionale a quello nazionale. La verità è che non dipende più da lui, se dipendesse da lui non si andrebbe a votare. Oggi le elezioni in Sicilia le decide il Pd”.
E se alla fine si andasse a votare a ottobre, quali coalizioni si presenterebbero al voto?
“Le coalizioni saranno determinate dalle evoluzioni delle vicende politiche nazionali, con un occhio a ciò che succederà a Palermo. Il quadro che sostiene Monti oggi è transitorio. Lo ha ribadito anche Bersani, non c'è disponibilità a una larga coalizione in futuro. Io credo che l'uscita di scena di Lombardo sarà rovinosa per il suo movimento. Lombardo non è mai stato amato, ma temuto, e penso che il Pd sarà il primo a prendere le distanze da lui, se potrà rimpiazzarlo con un alleato che gli dà meno problemi e recuperare a sinistra un mondo importante”.
Sta dicendo che si aspetta un tracollo dell'Mpa?
“Lombardo in questi anni ha lasciato solo un esercito di consulenti, come hanno riportato gli organi di stampa, voi compresi. Quando non avranno più la certezza di una consulenza, questi che faranno? Ci sarà il fuggi fuggi”.
E voi dove vi collocherete? Sempre accanto al Pdl?
Noi guardiamo a un'alleanza tradizionalmente di centrodestra nello schema bipolare. Il tentativo poteva essere battezzato a Palermo, ma la candidatura di Costa nasce da una piroetta lontana da un progetto politico di forze che vogliono avere una candidatura condivisa”.
E se invece alle regionali si ripresentasse la coalizione che a Palermo oggi sostiene Costa, voi restereste fuori?
“Credo che un centrodestra, così come un centrosinistra, ha bisogno di un buon candidato che sia credibile, di un programma serio e del consenso. Noi possiamo contribuire a tutte e tre le cose. E senza di noi diventa difficile”.
Sarò più esplicito, non è che alla fine il Pdl vi rimpiazza con l'Udc?
“In politica tutto può accadere. C'è anche una questione di utilità, mi riferisco al contributo in termini elettorali. Alfano marcia verso la costituente popolare in Italia, noi abbiamo già messo su il cantiere popolare.”.
Sì, ma a Palermo?
“Abbiamo detto no a Costa sin dal primo momento. E siamo accreditati come una delle prime forze in città.
Prenderete più voti dell'Udc?
“Sarebbe riduttivo pensare che la mia vitoria sarebbe prendere qulcosa in più dell'udc, è una partita già vinta”.
E Marianna Caronia, che voi sostenete, quante chance ha di vincere?
“Marianna Caronia ha ancora 15 giorni di tempo per convincere i palermitani, noi crediamo che andrà al ballottaggio”.
Può farcela?
“Perché no? Con una frammentazione su sei candidati, c'è un'ipotesi di ballottaggio anche per candidati che hanno il 18 per cento. Al di là del vostro sondaggio che ha visto Marianna ottenere tanti consensi. Un sondaggio veritiero, mentre invece non mi convince quello che avete proposto sul presidente della Regione”.
Cosa non la convince?
“I nomi”.
Manca qualcuno?
“Io credo che se votiamo a ottobre di quella lista ne restano in piedi pochi. Vedo una corsa con candidati fuori dai partiti. Candidati che soffrano meno la conflittualità, che al momento è esasperata, sia tra i partiti sia tra opinione pubblica e partiti”.
A proposito di crisi di credibilità dei partiti. L'inchiesta sul Comune di Misilmeri e sulle presunte infiltrazioni mafiose vi ha sfiorato in qualche modo.
“Devono sempre tirarci in ballo. Allora, questo Ganci (il candidato consigliere della lista Amo Palermo arrestato, ndr) non è mai stato nel mio partito. Per quanto riguarda Cimò (il presidente del consiglio comunale raggiunto da un avviso di garanzia, ndr), è stato eletto nell'Udc ed è nell'Udc”.
Ma è stato anche nel Pid, no?
“Quando abbiamo fatto l'operazione iniziale lui aveva aderito al gruppo consiliare del Pid, ma la sua adesione è durata pochi giorni, ed è all'opposizione del nostro sindaco. Non è mai stato vicino a me”.
Lei a Misilmeri era assessore...
“Vabbè, si mette il nome del leader politico, è una cosa che si fa... ma non ho mai partecipato a una sola riunione di giunta”.
Non crede che dopo quest'inchiesta a Misilmeri sarebbe il caso di azzerare tutto e ripartire?
“Non conosco bene la vicenda, ma non si riesce a sanzionare fino in fondo chi ha responsabilità, fermo restando il diritto di difendersi. Cimò è all'opposizione del sindaco e ora dovrebbe essere il sindaco ad andare a casa?”.


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