Live Sicilia

Inquinamento

Bellolampo, conclusione delle indagini
Cammarata rischia il rinvio a giudizio


Articolo letto 723 volte
VOTA
0/5
0 voti

La procura di Palermo ha concluso le indagini sull'inquinamento delle acque provocato dalla gestione illegale della discarica di Bellolampo. I reati ipotizzati nei confronti del sindaco, Diego Cammarata, e di altri undici tra dirigenti ed ex amministratori dell'Amia, l'azienda per l'igiene ambientale, sono il disastro doloso, l'avvelenamento delle acque e l'inquinamento del sottosuolo, il traffico illecito di rifiuti, l'abbandono di rifiuti pericolosi, la gestione illegale della discarica di Bellolampo e del suo contenuto. L'avviso di conclusione delle indagini, notificato oggi agli indagati, è il preludio alla richiesta di rinvio a giudizio: i reati contestati sono puniti con pene molto severe.

Oggetto delle verifiche la penetrazione del percolato, il mix di sostanze inquinanti creato dalla decomposizione dei rifiuti, che avrebbe inquinato le falde acquifere. Oltre ai reati principali, a Cammarata è addebitato anche l'abuso d'ufficio, assieme all'ex presidente dell'azienda per l'igiene ambientale, Gaetano Lo Cicero, per la rimozione di un dirigente Amia, Giovanni Gucciardo, recalcitrante nel non rispettare le regole, e che a sua volta è sottoposto all'inchiesta, condotta dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico. L'avviso è stato così notificato a Cammarata e a Lo Cicero (oggi direttore generale del Comune), all'ex presidente, oggi senatore ex Pdl, poi Udc, Enzo Galioto, e riguarda pure l'ex direttore generale Orazio Colimberti, il successore di Galioto (rimasto in carica per soli 6 mesi) Marcello Caruso e i dirigenti Pasquale Fradella, Antonino Putrone, Fabrizio Leone, Nicola Gervasi, Aldo Serraino, Mario Palazzo, Giovanni Gucciardo, Luigi Graffagnin.


/web/virtualhosts/catania.livesicilia.it/www/upload/assets/xml/1324,3,sotto-articolo.php