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Dipendenti "nel mirino"

Pensioni, all'Ars si cambia
Tagli per i burocrati?


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Pensioni, cambia la musica per i deputati siciliani. Per i parlamentari e per il personale dell'Assemblea regionale sarà infatti applicato il sistema contributivo pro rata (un sistema misto: in parte “retributivo” e in parte “contributivo”) per il calcolo della pensione. La decisione è stata presa dopo che il Senato ha approvato il provvedimento per i parlamentari nazionali. Nei prossimi giorni l'ufficio di presidenza dell'Ars si riunirà per recepire le disposizioni di Palazzo Madama. Quel ramo del parlamento, per intenderci, al quale i deputati di Sala d'Ercole sono “legati” anche formalmente, a causa di una legge che equipara, appunto, le loro indennità a quelle dei senatori. Un “legame”, quello tra Senato e Ars davvero lunghissimo. L''equiparazione con i senatori risale addirittura alla prima adunanza segreta del Parlamento siciliano, e siamo nel 1947, mentre la “formalizzazione” si deve a una legge del 1965.

Ma questo laccio potrebbe presto spezzarsi. “Tra i vari argomenti di cui abbiamo discusso in Consiglio di presidenza – ha detto infatti Paolo Ruggirello, che all'Ars svolge il ruolo di deputato questore – c'è anche quello dello sganciamento dall'adeguamento automatico tra le nostre indennità e quelle dei senatori”.
Una modifica che sarebbe epocale, quindi. Ma che non escluderebbe, nell'immediato, la modifica del calcolo delle pensioni: “Al momento, quel legame c'è ancora – ha aggiunto Ruggirello – e dovremo agire di conseguenza. Certo, è bene precisare che questa Assemblea ha già dato un segnale importante, elevando da due e mezzo a dieci il numero di anni di mandato minimi per ricevere il vitalizio”.
Quel legame c'è ancora, insomma. E se non si scioglie, rischia di “costare” parecchio ai deputati siciliani.

Proprio ieri, infatti, il presidente della Camera Gianfranco Fini, ha assicurato che convocherà "entro il 30 gennaio l’Ufficio di presidenza per deliberare sulle nuove forme retributive" per i deputati "e su tutte le altre voci di spesa relative ai servizi ad essi fino a oggi garantiti", come il rimborso per i collaboratori. L’Ufficio di presidenza del Senato, poi, ha deciso di modificare il meccanismo della diaria per i senatori che sarà collegata all'effettiva presenza in Aula o in commissione.
Riforme sulle quali “ci siamo riuniti e ci riuniremo ancora in consiglio di Presidenza”, spiega Ruggirello, che, però, vuole  respingere alcuni “luoghi comuni” anti-casta, “i deputati inglesi e spagnoli, ad esempio, guadagnano più di noi”.

Gli sprechi veri, invece, sarebbero altrove: “Stiamo valutando la possibilità di intervenire sugli stipendi dei burocrati. Sono quelli a pesare davvero sul bilancio dell'Assemblea. Si tratta di indennità altissime rispetto ai 'pari-grado' assunti negli altri enti locali. E questo è solo il punto di partenza”. Già, perché l'intenzione è quella di estendere i tagli anche al resto del personale, compresi gli assistenti parlamentari. “Faremo uno screening dei dipendenti dell'Ars, per capire in quali uffici sono impiegati e cosa fanno realmente”. La vera casta, secondo i deputati, infatti, non è in Aula, ma è annidata negli uffici di Palazzo dei Normanni.


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