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EMENDAMENTO AL DDL SUI PRECARI

Fli: "Tetto agli stipendi dei burocrati
Non superino quelli dei deputati"


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Sulla guerra fredda tra politici e burocrati dell'Ars oggiè stata scritta una pagina nuova. Una paginetta, per la verità. Quanto basta per raccogliere un emendamento di Fli, presentato dal capogruppo Livio Marrocco, al ddl sulla stabilizzazione dei precari e sul contenimento della spesa della Regione.

E l'intervento dei finiani suona quasi come una provocazione: “Se la cosiddetta 'casta' viene individuata in base agli stipendi, rendiamoli noti tutti, così da capire chi la rappresenta davvero” ha detto Alessandro Aricò. E il riferimento non è affatto velato. L'emendamento di Fli infatti recita: “Al fine della razionalizzazione e del contenimento della spesa pubblica, a decorrere dal 1 gennaio 2012, i trattamenti economici complessivi, compreso il trattamento accessorio nonché i trattamenti pensionistici, dei dipendenti dell’Amministrazione regionale, istituti, aziende, agenzie, consorzi, organismi, fondazioni e società a totale o parziale partecipazione della Regione, ivi compresi i dipendenti dell’Assemblea regionale siciliana, enti regionali sottoposti a tutela o vigilanza regionale che usufruiscono di trasferimenti da parte della stessa, non possono essere superiori all’indennità percepita dai deputati regionali”.

Insomma, le poche righe di Fli “creano” un limite nuovo. Un “salary cap”, direbbero nelle società sportive. Un tetto, quello determinato dal compenso dei parlamentari che non può essere “sfondato”. Da nessuno dei burocrati dell'Assemblea o degli enti legati alla Regione. E questo, spiega Aricò, è solo il primo passo di quella che i finiani intendono come una “operazione trasparenza”. “Da gennaio – spiega il coordinatore provinciale di Fli – chiederemo la verifica delle spese dell'Ars. Vogliamo sapere quanto spendono davvero i gruppi parlamentari, quanto si spreca per le consulenze e soprattutto, su questo punto, vogliamo conoscere le relazioni dei consulenti dell'Ars. Nessuno le ha mai viste”.

Aricò solleva poi una questione ancora più “generale”: “Ci è stato detto – incalza – che alcuni dati riguardanti le spese di funzionamento dell'Ars sono 'sensibili' anche per noi deputati. Ecco, noi vorremmo invece che siano pubblici, come accade per noi parlamentari. Così l'opinione pubblica potrà farsi un'idea più esatta delle dimensioni e della 'conformazione' della casta. Credo – conclude – che il nostro emendamento potrà trovare una grande condivisione”.

Intanto, però, quel ddl sulla stabilizzazione dei precari che dovrebbe riaprire, dopo anni, ai concorsi alla Regione, tornerà lunedì prossimo in Commissione affari istituzionali dopo un attento “maquillage”. Oggi, infatti, si è discusso di alcuni dettagli del testo che non convincono appieno. Una delle questioni sul tavolo è riferita alla stabilizzazione dei “catalogatori”: “Si tratta – spiega Marianna Caronia del Pid, componente della prima commissione – di circa 400 persone che lavorano già a spese della Regione, visto che sono impiegate in Beni Culturali spa. Il loro transito nell'organico dell'amministrazione, previsto tra l'altro dalla legge, consentirebbe ad esempio, il risparmio del 20% di Iva”. Ma non c'è solo questo al centro delle discussioni. “Il fatto di indire i concorsi – aggiunge la Caronia – inevitabilmente riaprirà le maglie per coloro che sono già 'vincitori di concorso' in attesa di una stabilizzazione. Mi riferisco ai circa 100 vincitori del concorso ai Beni Culturali iniziato dieci anni fa”.

La Caronia, poi, ha sottolineato come alcuni dei precari, come quelli della Protezione civile, andrebbero stabilizzati senza bisogno di passare dal concorso. Resterebbero circa 450 precari da sistemare tramite le procedure concorsuali. Questi rappresenterebbero il 40% riservato, appunto, a personale che lavora già con la Regione. “Il governo, rappresentato oggi dal presidente Lombardo – prosegue la Caronia – ci ha assicurato che verificherà la fondatezza di quanto abbiamo sostenuto. E s'è impegnato anche a non usare, per stabilizzare i precari, i soldi del 'Fondo unico per il precariato' al momento utilizzati per garantire un sussidio agli Asu. Lunedì in commissione – conclude – il dirigente generale Giovanni Bologna porterà un nuovo testo”.


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