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Il cacciatore

Ciccio, dove sei?


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Nei ricordi di un cacciatore di media età, c’è spazio anche per gli animali che appartengono al mito. Herman Melville ne aveva uno bello grosso, lo dice il nome: Moby Dick. Hemingway, gettando le reti nelle acque del minimalismo, ridimensionò il Leviatano e il suo persecutore, infeltrendo Achab contro Moby nel più realistico “Il vecchio e il mare”. Restiamo comunque nell’epica, nel duello impari tra l’uomo e la natura, tra le angustie dell’animo umano e gli sconfinati spazi dell’intangibile, della civiltà contro mondi paralleli, selvaggi e paradivini.

Nella prosaica Palermo, un cacciatore deve accontentarsi di quello che ha passato il convento. Così, la mia bestia memorabile è il leone Ciccio. Che Ciccio appartenga alla leggenda cittadina non c’è dubbio: basta chiedere a un qualsiasi palermitano almeno quarantenne e si aprirà il breviario delle favole. Ciccio era stato donato alla città da un nobile salgariano; Ciccio mangiava tre quintali di carne al giorno; Ciccio, più che ruggire, piangeva, umiliato dalla gabbia troppo piccola di Villa Giulia, ultimo tentativo di zoo nostrano. Ciccio dormiva di giorno e vegliava di notte, come le pantere. Ciccio si pappò un tizio che decise di farla finita negli anni sessanta, scavalcando il cancello che separava la belva dal resto della città e buttandosi nelle sue fauci. Ciccio stesso – e qui si sfiora il melodramma siculo – morì per amore della leonessa che gli passeggiava accanto, ma la cui vista gli era impedita dal muro rossiccio che divideva le gabbie.

Avrei anch’io una storiella su Ciccio. Non l’ho mai visto ruggire. Sentito sì. Ero bambino, e costringevo mio padre a lunghe soste davanti al bestione, in attesa che aprisse la bocca e liberasse uno dei suoi ruggiti da far tremare i polsi, in diretta, tutto per me. Ma Ciccio aspettava sempre che ce ne andassimo, e faceva sentire la sua voce da lontano, proprio nell’attimo in cui varcavo la soglia del giardino e tornavo in via Lincoln. Forse gli stavo antipatico. Antipatia non ricambiata, perché qui voglio occuparmi della sorte del celebre leone, ma post mortem. Che fine ha fatto Ciccio? Un giorno c’era, e il giorno dopo non c’era più. Lo hanno seppellito? Se sì, dove? Impagliato? Se sì, chi ce l’ha? Scuoiato e trasformato in tappeto? E per le ciabatte di quale sadico? Affidato ai bidoni dell’organico? Non ci voglio credere.

Se qualcuno ne ha visto le spoglie, anche a casa di un politico locale dai gusti esotici, ne dia notizia. Pure in forma anonima. Ciccio era di tutti.


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