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La seduta d'Aula

L'Ars ci riprova con la riforma delle Asi
Armao: "Esercizio provvisorio? Forse"


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armao, ars, asi, sicilia, Politica
L’assemblea regionale siciliana ci riprova. Oggi a Sala d’Ercole, i deputati sono tornati a discutere la cosiddetta “riforma delle Asi”, naufragata, in estate, tra le polemiche che non hanno risparmiato nemmeno l’assessore Venturi, che pure aveva pazientemente atteso, per mesi, l’approvazione del “suo” ddl.

L’Ars, quindi, riparte. E oggi, almeno a sentire le dichiarazioni dei deputati a Sala d’Ercole, il clima appare assai diverso. Se qualche mese fa, infatti, alle critiche dell’opposizione s’era aggiunto quello che qualcuno ha definito il “partito trasversale di Lombardo”, adesso anche le opposizioni appaiono più “caute”. Il nuovo ddl sulla “Costituzione dell’Istituto regionale delle attività produttive”, che oggi è stato incardinato (per la votazione degli articoli se ne riparlerà dav martedì), sembra mettere d’accordo un po’ tutti.

Restano due, però, i nodi da sciogliere. E a sollevare la questione è stato in particolare il capogruppo di Grande Sud, Titti Bufardeci: “Su due punti – ha detto – esprimiamo ancora qualche dubbio. Ci riferiamo al ruolo dei Comuni, che anche in questo ddl ci appare troppo blando, poco incisivo, e alla composizione della Consulta delle attività produttive: non capiamo infatti perché due componenti debbano essere nominati dal Presidente della Regione”. Il governatore, infatti, così come previsto dal ddl, nomina già i cinque membri del Consiglio di amministrazione, il presidente e i componenti del collegio dei revisori.

Il capogruppo del Pdl Innocenzo Leontini, invece, ha chiesto del tempo per verificare le effettive modifiche rispetto al vecchio ddl: “Se l’impianto della legge è lo stesso di due mesi fa – ha detto – posso già anticipare che presenteremo gli stessi emendamenti e che il nostro atteggiamento sarà identico”.
Il nuovo disegno di legge, però, è stato illustrato in un lungo intervento dal relatore Pino Apprendi, che ha concluso affermando che questa riforma, che porterà alla chiusura degli undici “carrozzoni mangiasoldi” e la creazione di altrettanti “uffici periferici”, potrebbe consentire un risparmio di quattro milioni di euro.
Come detto, la discussione riprenderà martedì, quando l’Ars riaprirà la sessione “ordinaria”. Non si discuterà del bilancio, insomma, anche in seguito a quelli che il presidente Francesco Cascio ha definito i “segnali del governo che fanno pensare che l’esercizio provvisorio sia molto probabile”.

Un intervento che, di fatto, ribadisce l’idea espressa dal presidente dell’Ars già in mattinata. “Mi sembra affrettato – ha replicato però in Aula l’assessore all’Economia Gaetano Armao – dare per certo l’esercizio provvisorio, visto che sono previsti degli incontri col governo nazionale”. Domenica mattina, per la precisione, giornata nella quale il presidente del Consiglio Mario Monti incontrerà le Regioni per discutere i temi legati al federalismo fiscale. Il giorno dopo, o al massimo martedì, poi, l’incontro dovrebbe riguardare esclusivamente il governo siciliano. Sul tavolo ci sarà la questione del “rientro” delle accise alla Regione. Un meccanismo, previsto del resto dagli articoli 36 e 37 dello Statuto della Regione siciliana, che consentirebbe di “coprire” la quota di compartecipazione sanitaria che lo Stato vuole al 49,11%, mentre il governo ritiene che debba arrestarsi al 42,7%. Una differenza “percentuale” che, tradotta in “moneta” equivale a 650 milioni di euro.

La seduta di oggi si è aperta con la curiosa precisazione di Vincenzo Vinciullo: “Vorrei puntualizzare – ha detto dopo la lettura del verbale della seduta precedente – che ho scelto di passare al ‘gruppo misto’ e non al ‘gruppo autonomo’. Insomma, lo dico giusto per evitare assonanze col Movimento per l’autonomia…”. Meglio togliere di mezzo ogni dubbio.


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