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Il dilemma della candidata in pectore

Borsellino, la rabbia, il cognome


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comune, pd, rita borsellino, terzo polo, Politica
Dicono che Rita Borsellino sia scocciata e assai. Ha capito quello che a tutti è chiarissimo. L'apertura del Terzo polo al Pd, il sorridente aplomb di Lombardo nei suoi confronti sono approcci per disinnescare o depotenziare la sua candidatura in pectore. Se Rita rifiuta, porterà la responsabilità del diniego. Se accetta di procedere, magari a braccetto con Raffaele, ne uscirà malconcia, mutilata nell'essenza simbolica che rappresenta. Molto peggio, cioè. Sullo sfondo, un braccio di ferro colossale. Solo il centrosinistra con annessi e connessi potrebbe smarrire il bandolo di una contesa in cui appare in vantaggio, dopo le macerie lasciate da Cammarata e dal centrodestra.

La signora Borsellino, dunque, ha "un diavolo per capello", raccontano. A giorni dovrebbe dire la sua, sciogliere la riserva sull'offerta del Pd. Si intrecciano, appunto, i simboli. Si cerca il candidato col pedigree più antimafioso che ci sia. Esercizio senz'altro utile, ove si accompagnasse, all'imprescindibile sentimento della legalità, una fisionomia con le attitudini necessarie per reggere il peso di una città devastata. Non c'è per caso un ragioniere antimafia? Ma si sa che la legalità, in Sicilia, da seme buono che era, è diventata - in qualche occasione - frutto avvelenato, oggetto del contendere, abito frusciante da indossare al trucco, merce da comprare sugli scaffali del supermarket deputato alla vendita.

La circostanza - a sommesso parere di chi scrive - non riguarda Rita Borsellino. Che ha sempre ricostruito la sua vicenda pubblica dal punto esatto in cui ebbe origine.  Ciò non significa, ovviamente, che sia di riflesso il candidato migliore. La signora Borsellino era una privata cittadina, una professionista, prima della deflagrazione che scompaginò la sua vita familiare e la memoria collettiva di una comunità. Da via D'Amelio in poi si è occupata di tracciare un solco diverso nel suo cammino, sperando che coincidesse con la strada di molti. E' stata la scelta difficile dei palermitani con la pazzia del coraggio. La critica è nota: la sorella di Borsellino ha lucrato sul cadavere del fratello Paolo, come se la passione civile dei congiunti fosse uno straccio, un obbrobrio, un errore. Ognuno la pensi come può, con piena legittimità di discordanza. Ma forse per Rita Borsellino - nella seconda metà della sua esistenza - i dolori e le amarezze hanno sorpassato gioie e rendita.


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