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I punti salienti del ricorso

Tutte le carte di Cuffaro


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Un'ottantina di pagine dense di episodi e giudizi. E' il corpus del ricorso dello studio romano (che in questo momento preferisce restare anonimo) alla Corte Europea dei diritti dell'uomo sulle “violazioni” nei processi che hanno portato, di tappa in tappa,  alla sentenza definitiva di condanna per Salvatore Cuffaro. Gli avvocati che hanno in mano la pratica preferiscono non mostrare tutte le carte. Lasciano filtrare qualche particolare.

Un punto delle obiezioni riguarda la terzietà dei giudici. Secondo il legale non sarebbe stata sempre garantita. Si parla di prove d'accusa “inesistenti o travisate”, citando la famosa intercettazione: “Avia ragiuni Totò” (di cui si narra nel pezzo d'apertura). Si farebbe riferimento perfino alla vicenda che riguarda il presidente della Regione Raffaele Lombardo, l'inchiesta con le polemiche aspre che ne sono nate. Nel documento della difesa spunta una dichiarazione dell'eurodeputato Rita Borsellino a Livesicilia: “Mi faccia mettere un minuto nei panni di Cuffaro. E’ un’immedesimazione talmente surreale che non potrebbe mai avverarsi. Ma io, se potessi essere nei suoi panni e non lo sono, mi chiederei: perché io sì e altri no? Giudico dall’esterno, ovviamente. I magistrati conosceranno particolari che io non conosco. Tuttavia, dalla mia visuale la prima idea è: perché percorsi che sembrerebbero simili hanno preso direzioni diverse? Forse, qualcosa non va”.

Un altro caposaldo del ricorso è il presunto condizionamento mediatico-ambientale. Si fa accenno a una vera e propria campagna di stampa che avrebbe potuto turbare la serenità dei magistrati chiamati a decidere. “Soprattutto perché – spiega l'avvocato – certi articoli sono stati pubblicati prima di snodi cruciali per la vicenda giudiziaria”. Il legale si dice fiducioso: “La Corte Europea dei diritti dell'uomo è sensibile su queste tematiche. Uno scoglio può essere rappresentato dalla circostanza che si tratta di criminalità organizzata. Ma il materiale è tanto”. Totò Cuffaro da tempo ha assunto un atteggiamento di pacifica rassegnazione circa la sua condanna. A suo fratello Silvio e a coloro che lo vanno trovare a Rebibbia ribadisce continuamente la sua volontà di pensare solo all'espiazione della pena. Ma ha firmato il ricorso. L'ultima carta da giocare.


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