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Il furto e la reazione

Una moto della polizia vale di più?


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(R.P.) Ieri la notizia del furto di due moto della squadra mobile. Oggi, una paginata di Romina Marceca, cronista sempre bene informata e attenta, su "Repubblica". Titolo: "Per un giorno Ballarò è sotto assedio". Occhiello: "La risposta della polizia dopo il furto delle moto davanti alla squadra mobile". Incipit: "Ballarò cinta d'assedio dopo il furto delle moto della polizia davanti alla squadra mobile. Uno sgarro al quale la questura ha reagito con una giornata di controlli a tappeto nella borgata a ridosso del palazzo preso di mira, in attesa di una risposta che non è arrivata".

L'uso del termine "sgarro" non è casuale. E va soppesato con cura. Sappiamo perfettamente che la vita sul territorio è pregna di simboli fondamentali. In questa guerra tra buoni e cattivi che si svolge a Palermo, uno "sgarro" deve essere punito con la massima sollecitudine. Tradotto: tu mi sfidi, io ti faccio il mazzo. E' comprensibile. Altrimenti i buoni, domani, potrebbero essere considerati un po' meno sicuri. Nonostante la premessa, ci lascia perplesso questo colossale spiegamento di forza, non per l'atto in sé. Ma perché non ci pare che sia la prassi consolidata per ogni furto di ciclomotore-auto in città. Altrimenti dello Zen ci sarebbero solo le macerie, per esempio. La domanda sorge spontanea e scomoda: a prescindere dagli sgarri, una moto della polizia vale di più? E' un quesito sbagliato? Se lo è, qualcuno abbia la gentilezza di dirci il perché e il percome.


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