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Il caso disperatissimo del sindaco


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In realtà, i casi sono due. Entrambi tristissimi. C'è il sindaco che c'è. C'è il sindaco che ci sarà. Del secondo nulla sappiamo e tanto immaginiamo. Lo hanno classificato peggio di un rettile preistorico. Giovane. Vecchio. Donna. Giovane del Pd. Giovane dell'associazionismo. Giovane di destra. Grande vecchio. Vecchio mediamente bollito. Donna esperta. Donna ragazzina. La nostra preoccupazione è un'altra. Il malcapitato rischia di vedersi crollare sui piedi Palazzo delle Aquile, al solo gesto di piegare la maniglia del portone. Palermo se la sta portando via il vento. Che dissemina i cocci ovunque, dopo avere eroso e sfaldato identità, biografie e speranze. La crisi economica è all'apice. I servizi fanno mediamente schifo. Le ex municipalizzate pesano. E nessuno - nel presente vuoto di governo - ci sta mettendo mani. Perché la preoccupazione di tutti è trovare un angolino nella scialuppa di salvataggio. Intercorrono tribolate e trasversali trattative in Consiglio e altrove. Bisogna garantirsi il pane. I tempi che verranno non si annunciano dolci.

C'è poi l'ombra del sindaco presente che va in giro straparlando di successi e risultati. Ricorda il famoso bollettino medico, con l'altrettanta celebre formula: "L'operazione è perfettamente riuscita, purtroppo il paziente è morto". Il corpo esanime di Palermo è negli occhi e nell'esperienza di chi lo affronta quotidianamente, semplicemente uscendo di casa la mattina. La putrefazione manda un odore insopportabile. Ma i palermitani la tollerano. Hanno il naso e lo spirito chiusi da anni di ignavia e di disaffezione comunale. Nel frattempo, Diego Cammarata - anche lui alla ricerca urgente di una scialuppa - narra alla stampa la Diego's version. Lui ha salvato Palermo. E meno male. Cosa sarebbe accaduto altrimenti?
Non c'è da stare allegri. Siamo in balia di due fantasmi. Uno non è. Uno è come se non ci fosse. Uno, tra poco, non ci sarà più. Uno rischia di non esserci mai, anche quando governerà.


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