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L'uccisione di Gheddafi

Il cattivo è il penultimo a destra


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gheddafi, libia, Cronaca
(R.P.) In morte oscena di un dittatore osceno, così vicino a noi siciliani, restano ai margini dell'orrore cocci di umanità infranta. Nessuno incollerà i frammenti della scodella. Ci siamo cibati, per un giorno intero, delle spoglie di un uomo cattivo, ma non siamo da meno. La cattiveria si esercita secondo misure e possibilità individuali. I tiranni la mettono in pratica con ferocia di atti e di repressione. I globodotati - le creature che aprono con un clic il sipario del mondo, grazie al web - si limitano a sbavare, mentre cola il sangue virtuale dallo schermo. E ci sarebbe da discutere se sia più coerente la perversione che trova il modo di trasformarsi in atto, o il voyeurismo da iene computerizzate. Ma lasciamo perdere.

La questione si svolge su due piani. C'è il piano delle responsabilità enormi di Gheddafi. Chi scrive preferirebbe vedere ogni dittatore alla sbarra, con le sue scomode verità: vale per il Colonnello, come per Mussolini. Tuttavia, si può comprendere il sentimento che muove il popolo verso la scelta del patibolo istantaneo. E' una tristezza logica. Poi c'è il piano inclinatissimo della giornata dell'odio che ieri si è celebrata, come nel libro del "Grande Fratello" orwelliano (1984). Tutti incollati a immagini sconce, a sfogare un sadismo che va oltre la giustizia. Perché nella violenza, non c'è mai una briciola di buono e di giusto. Ah, per chi l'avesse scordato,  il cattivo è il penultimo a destra.


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