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Le intercettazioni di Vizzini

E il senatore si difende, punto per punto


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intercettazioni, lapis, senato, vizzini, Cronaca, Politica
“Un uomo pubblico deve avere la dignità di farsi trattare come un cittadino comune, altrimenti il cittadino può sputare in faccia al politico”. Non usa mezzi termini il senatore Carlo Vizzini che ha riunito la stampa per spiegare la sua posizione dopo che il gip di Palermo, Piergiorgio Morosini, ha inviato al Senato le intercettazioni che lo riguardano in un presunto giro di tangenti per favorire l'azienda del gas di Giuseppe Lapis, con socio occulto i Ciancimino. “E non vorrei mai leggere 'Vizzini salvato dal voto in Senato', per cui ho già parlato col presidente per fare attivare il senatore Follini perché faccia inviare le cose alla procura di Palermo”.

Il senatore è visibilmente nervoso, le sue mani tremano mentre passa in rassegna i documenti raccolti nell'occasione che ricostruiscono, dal suo punto di vista, la vicenda in cui si trova coinvolto. Innanzitutto Vizzini sottolinea di trovarsi d'accordo col giudice che ha emesso l'ordinanza e torna con la mente ai tempi dell'Università, quando avviene la conoscenza col professor Lapis di cui era assistente. “Nel 1994, smessa l'attività politica, ho consegnato a Lapis 140 milioni investiti nel fondo Imi” dice tirando fuori il rapporto della banca Fideuram”. Nel 1995 la somma era lievitata fino a 163 milioni circa, “poi dal '97 non me ne occupo più, ritenendoli fondi a disposizione della mia famiglia”. Nel 2001 Vizzini torna in politica ma, soprattutto, sua figlia si sposa e il Senatore chiama Lapis per monetizzare il suo investimento. Ma il professore prende tempo. Nel 2002 si reca direttamente al suo studio, in presenza di un avvocato e apprende che quei fondi erano stati disinvestiti nel 1997 quando Lapis, diventando sindaco della Sicilcassa, temeva che potessero essergli sequestrati. I soldi erano stati reinvestiti e Lapis avrebbe calcolato la resa del fondo al 1997 aggiungendo anche gli interessi calcolati fino al maggio 2002. Totale: 156 mila dollari americani, restituiti poi fra il 2002 e il 2003 in tre tranche.

Ma nell'ordinanza, il giudice fa riferimento a una “reciprocità di favori” fra Vizzini e Lapis, citando tre episodi. Il primo riguarda l'accredito richiesto dal professore all'ambasciata italiana a Tokio, dove si sarebbe recato per l'acquisto di un brevetto. Secondo l'ordinanza, vista l'urgenza, sarebbe stata contattata “l’ambasciata italiana a Tokio by-passando il Ministero degli Esteri così da evitare perdite di tempo causate dall’iter burocratico”. “Io ho fatto il fax e poi ho chiamato. Ma de resto è quanto sostiene lo stesso Berlusconi, che le ambasciate devono servire anche per questioni di affari. Non c'è stata alcuna indebita pressione.

Un altro episodio contestato riguarda le telefonate fatte da Vizzini al questore e al prefetto di Palermo, rispettivamente Francesco Cirillo e Giosuè Marino (siamo nel 2004) per consentire a un elicottero della “Air Panarea” di sorvolare il golfo di Mondello dove si svolgeva il Windsurf World Festival. Autorizzazione concessa nell'arco di un giorno. Così il noleggio del velivolo alla troupe Rai è stato esteso da 2 a 6 giorni, “consentendo così di aumentare il loro guadagno (di Lapis e Ciancimino, ndr) consistente nell’aver percepito parte dei 2 milioni di euro di finanziamenti pubblici ottenuti dal club velistico in relazione al noleggio dei propri elicotteri”. Secondo Vizzini, Lapis “aveva avuto una commessa pubblica, della Rai. Avrei pressato Marino e Cirillo... ma era in relatà un modo per proiettare in Italia immagini della nostra bella città”. Poi ha aggiunto: “L'avrei fatto per chiunque”.

Infine c'è un terzo episodio che riguarda un presunto intervento di Vizzini sull'assessore provinciale Glorioso che avrebbe messo a rischio l’attività finanziaria dell'azienda di Antonina Bertolino, amica di Lapis. Siccome l'allora presidente della Provincia, Francesco Musotto, secondo le intercettazioni, non sarebbe stato in grado di “bloccarlo”, ci si sarebbe dovuti rivolgere a Enrico La Loggia. “Vi prego, non pubblicate quella intercettazione - dice Vizzini - altrimenti i rapporti degenerano”. Effettivamente il Senatore – intercettato - dice frasi poco gradevoli nei confronti del ministro per gli Affari regionali.”Lunedì caso mai te... te lo faccio cercare con la batteria” dice Vizzini a Lapis.


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