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Il maestro Crapanzano

Storia di un maestro di scuola
che assassinò suo figlio


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, Cronaca
(R.P.) Il giorno dopo mi richiamò: "Ho letto l'articolo sulla nostra intervista. Lei ha scritto che mio figlio era un violento. Non è giusto. Angelo era Angelo e basta. Non rispondeva del suo malessere". L'uomo che aveva ucciso suo figlio si rammaricava per un aggettivo. Calogero Crapanzano lo incontrai nello studio dell'avvocato Giuseppe Sciarrotta, il legale che si è buttato anima e corpo tra i marosi di un caso disperato. Un uomo piccolo di statura, con una pena indicibile negli occhi. Guardarlo in faccia era come guardare un condannato all'inferno in pantofole. C'era in Crapanzano un sogno domestico andato a male, l'odore di una quiete familiare mai raggiunta e perciò acutissimo.

Lui tirò fuori da una cartellina i certificati, le medicine, le carte della storia lunghissima di Angelo. Cantilenò: "Cinque febbraio del Novanta. Siamo andati dal dottor... che ha prescritto.... Tredici marzo del Novanta...". Gli chiesi di accelerare. Il maestro mi fissò con il suo sguardo di pena: "Io queste cose le ho vissute. Lei può almeno ascoltarle".

Il 23 giugno del 2007 la misura fu colma. Calogero, Angelo in un giorno caldissimo di furore. La passeggiata a Gibilrossa. Il ragazzo strangolato con il cavo della macchina. Il culmine di una tragedia condivisa da altri genitori con la sofferenza di un figlio da accudire giorno e notte. La grazia del Presidente è un atto di giustizia, forse l'unico, dopo quasi trent'anni di galera in casa. Ma non ci sarà sollievo nell'inferno in pantofole del maestro Crapanzano.


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