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Nomine e clientele

E giustizia per tutti


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Il punto non è Manlio Mele in sé, personaggio pubblico dotato di un curriculum politico importante. E' che le coincidenze cominciano a diventare troppe. Questa nuova classe dirigente, autoproclamatosi discontinua rispetto a un passato di cui nessuno sconosce il peso, sta inciampando in una lunga serie di imbarazzi, in un turbine di mariti, amici, conoscenti, zii e nipoti, messi lì certamente per la loro eccelsa bravura. Ma sono pur sempre mariti, amici, conoscenti, zii e nipoti. L'uomo della strada osserva il presepe e si sente escluso perché pensa che il merito è una maschera ben triste, se non viene sorretto dal bastone del rapporto personale. A torto o a ragione, la nuova era somiglia alla vecchissima. Se sei nel cerchio magico, aspiri a incarichi, redditi e sicurezza. Altrimenti resterai fuori per quanto tu possa avere scritto la Divina Commedia o inventato la ruota. Il talento senza legami in Sicilia noi lo chiamiamo pazzia. La follia dei giovani esclusi con tutto il loro sapere, nonostante anni di studio. La tragedia delle emigrazioni. Lo scandalo della povertà. E non è bello, sotto la grandine, assistere alla giostra dei consaguinei del clan che si passano la mano dall'uno o all'altro ruolo. E' uno spettacolo oggettivamente immorale, in buonafede o in malafede.

Perché poi, se vai a guardare, scopri immancabilmente lo sfondo immutabile della politica che piazza le sue pedine. Nel crepuscolo annunciato del governo tecnico lombardista, mentre il monumento di Berlusconi vacilla sotto i colpi di scalpello che si è sostanzialmente autoinflitto, la corsa al riposizionamento sottintende un urgente meccanismo di sopravvivenza. Ci pare  la solita antica canzone.

Giustizia per tutti avevano promesso. Siamo lontani dal traguardo. Si intitola così - "E giustizia per tutti" - un film con Al Pacino memorabile per la scena finale. Accade che l'avvocato della difesa punti il dito e inchiodi il suo assistito, un giudice in superficie incorruttibile eppure guasto dentro. Ora, noi non ci permettiamo una valutazione tanto severa nei confronti di chicchessia e sappiamo che molti degli sopraccigli alzati di oggi sono i raccoglitori di prebende di ieri. Ma il dito puntato c'è. Accompagna la sacrosanta rabbia degli esclusi. Impossibile non vederlo o fare finta di niente.


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