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La vertenza

Aps alle battute finali


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Alle battute finali la vertenza di Aps. Nei prossimi giorni si conoscerà il futuro di Acque potabili siciliane, la società che dal 2007 gestisce il servizio idrico in 52 comuni della provincia di Palermo. L’azienda è al capolinea. Venerdì 21 ottobre il tribunale deciderà se dichiarare il fallimento della spa in liquidazione dall’estate del 2010, oppure se concedere un periodo di amministrazione straordinaria così come previsto dalla legge Prodi bis (cioè un iter simile a quello applicato con la legge Marzano nel caso di Amia, ma applicabile ad aziende con un numero inferiore di dipendenti). Nel secondo caso, infatti, arriverebbero i commissari nominati dal tribunale su indicazione del ministero allo sviluppo economico.
“Con l’ipotesi di fallimento ci sarebbe una gestione provvisoria per assicurare la continuità del servizio idrico”, ha assicurato uno dei tre liquidatori di Aps, Alessandro Morini, oggi a Palermo per fare il punto sul futuro dell’azienda partecipata al 56,77% dalla quotata Acque Potabili di Torino. “Ad ogni modo – ha aggiunto Morini – la gestione è così complicata che non è immaginale pensare di affidare il servizio a un altro gestore nel giro di pochi giorni”. A far stare sulle spine i liquidatori dell’azienda e con essi i 211 dipendenti di Aps, c’è anche il contenzioso in corso con l’Autorità d’ambito ottimale, alias la Provincia. L’azienda e Palazzo Comitini sono ai ferri corti già da tempo e martedì 25 si conoscerà l’esito dell’arbitrato. Nel primo lodo arbitrale, infatti, è stata dichiarata decaduta la concessione e l’amministrazione Avanti adesso potrebbe passare la palla agli stessi Comuni che, per legge, dovrebbero costituire una spa. Oppure consegnare le chiavi della rete idrica ad Amap, l’ex municipalizzata del Comune di Palermo che gestisce il servizio in città. Comunque vadano le cose, ha osservato Morini, “con queste condizioni la gestione non è sostenibile”. In altri termini, chiunque gestirà il servizio si troverà a fare conti con una rete idrica colabrodo, costi di approvvigionamento molto alti e un elevato tasso di morosità. Più una tariffa inadeguata. Il costo dell’acqua è attualmente di 1,27 euro a metro cubo. Troppo poco secondo Morini: “La rete avrebbe bisogno di un ammodernamento ma con questa tariffa non c’è il ritorno sugli investimenti”. Morale della favola, del piano investimenti da 850 milioni di euro previsto in 30 anni, l’azienda è riuscita a farne appena 20 milioni. Anche perché, ha proseguito Morini, “la Provincia non ha mai erogato la parte di finanziamento pubblico”.
La partita poi si gioca anche sul piano politico. E il clima non è certo favorevole se si considera che gli enti giocano tutti sotto bandiere diverse. Giovanni Avanti, esponente del Pid, riuscirà a trovare un accordo con il sindaco Diego Cammarata (Pdl) che preveda un coinvolgimento anche di Amap? E la Regione guidata dall’autonomista Raffaele Lombardo interverrà sulla gestione del servizio cercando di mettere ordine nella giungla degli Ato? Tutte risposte che si avranno dopo il 25 ottobre. Al momento c’è un’unica certezza. L’utility scesa in Sicilia per fare affari con l’oro blu pensando di muovere un business da circa 130 milioni di euro all’anno, ha fatto un sonoro buco nell’acqua. Un buco che vale oltre 18 milioni di debiti accumulati negli ultimi tre anni, con il rischio mobilità per 211 dipendenti.


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