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Parlano i sostenitori di D'Alia

Tutti i casini dell'Udc:
"Non si lavori allo sfascio"


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“L’Udc non è una riserva di caccia personale, è da un mese che sia io che D’Alia proviamo a incontrare Parlavecchio e non ci riusciamo ma sono pronto al confronto”. Dopo il terremoto di ieri, il partito di Casini (nella foto)  a Palermo cerca di ricomporre la frattura fra il segretario provinciale Mario Parlavecchio da un lato e quello regionale, Gianpiero D’Alia, dall’altro. E lo fa per bocca del coordinatore per l’area metropolitana, Pietro Di Marco, che a nome di D’Alia prova a gettare acqua sul fuoco ma senza risparmiare qualche frecciatina. “Né la mia nomina, né quella di Parlavecchio o di Agostino Genova (segretario cittadino, ndr) – dice Di Marco – è stata frutto di un congresso. Io sono stato scelto in accordo con i vertici nazionali e con autorevoli rappresentanti locali del partito. Mi sembra che quella di Parlavecchio sia una posizione più personale e di potere, che politica”. E sulla difficoltà di raggiungere il 5% alle prossime comunali, chiarisce: “E di chi sarebbe la responsabilità, se non di Parlavecchio e Genova che hanno finora guidato il partito? A fine mese indiremo una conferenza stampa per illustrare i nostri programmi per la città, i tempi non deve certo dettarceli Parlavecchio, il quale deve invece capire che l’Udc sta seguendo un nuovo corso, si sta rinnovando e certi discorsi appartengono a una concezione vecchia della politica”.

Una posizione condivisa dal capogruppo a Sala delle Lapidi, Salvatore Italiano: “D’Alia non ha infranto alcuna regola democratica e volere, a tutti i costi, dimostrare che all’interno del partito non esistono regole è solo un autogol”. Anche Italiano auspica un chiarimento: “Il segretario regionale ha cercato più volte di affrontare quello che ritengo solo un equivoco. L’Udc ha nel suo patrimonio genetico il diritto alla critica, ma se questa è costruttiva, a nessuno è permesso di lavorare allo sfascio o di non riconoscere il segretario. Spero prevalga il buon senso e credo che Genova, Gennaro e Parlavecchio non andranno via. Se capiterà, sarà una sconfitta per tutti ma non parliamo di scissione, il partito resterà integro e dire che non raggiungerà il 5% è falso e mistificatorio”.

Smentite le voci che volevano il consigliere comunale Elio Bonfanti in uscita dal partito: “Si tratta di indiscrezioni prive di fondamento – dice Bonfanti – io rimango convintamente nell’Udc perché credo in questo progetto”. “Queste voci erano solo falsità – dice Italiano – a cui nessuno ha mai creduto”. E sullo scontro Parlavecchio-D’Alia, Bonfanti aggiunge: “Parlavecchio è una risorsa per il partito, spero si ricomponga la frattura ma il segretario provinciale avrebbe dovuto capire che c’è un comitato locale a cui sono demandate scelte che non possono essere solo ed esclusivamente personali. Con simpatia e stima, gli dico che certe cose vanno regolarizzate”.


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