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Ciancimino parla attraverso i legali

"Vogliono screditare
un testimone scomodo"


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Massimo Ciancimino si sente assediato. Sotto un fuoco di fila. E i suoi legali passano al contrattacco. Reagiscono alle polemiche nate dalla pubblicazione sul settimanale Panorama delle conversazioni tra il figlio di don Vito e Girolamo Strangi, un commercialista indagato dalla procura di Reggio Calabria perché considerato vicino alla ‘ndrangheta. Ciancimino jr non può rispondere alle domande perché si trova agli arresti domiciliari. A riassumerne il suo pensiero sono gli avvocati
Francesca Russo e Roberto D'Agostino. La prima bordata è per Fabrizio Cicchitto. "Massimo Ciancimino - dicono - fa sapere che condivide perfettamente la dichiarazione dell'onorevole Cicchitto in merito all'uso delle intercettazioni allorquando il capogruppo del Pdl afferma che “comunque è evidentemente che ormai viviamo in una condizione del tutto inaccettabile. Una nuova edizione del grande fratello per cui ogni battuta detta per telefono in conversazioni private può diventare dichiarazione pubblica ufficiale attraverso cui si viene impiccati”. Sono le parole con cui l'esponente del Pdl ieri ha commentato le nuove intercettazioni sul caso Tarantini che tirano in ballo Silvio Berlusconi.

Cicchitto o non Cicchitto, Ciancimino con Strangi ci parlava davvero. E gli diceva, testuali parole, “Mica mi nascondo, io faccio quello che minchia voglio là dentro (in Procura ndr), peggio per loro che mi lasciano là. L’altra volta sono andato a vedere un file dove c'erano le barche da sequestrare…”.
“Come già dichiarato nel dicembre 2010 Ciancimino non ha mai posto in essere le condotte riportare nelle trascrizione delle intercettazioni. Oggi ribadisce di essere e di essere sempre stato pronto a fornire i chiarimenti alle autorità competenti. Ha piena fiducia e stima nella procura di Palermo dalla quale non ha mai avuto alcun favoritismo tenuto conto che si trova ancora in stato detentivo su ordine della stessa Procura. A Ciancimino appare sorprendente la tempestività con la quale viene riutilizzato il contenuto di una vecchia intercettazione alla vigilia della celebrazione di importanti processi a uomini politici che sono stati oggetto anche di sue dichiarazioni".

Sorprendente tempestività, in che senso?
"Scusi, sono fatti di dicembre 2010, conosciuti da tutti. Oggi si chiede l'intervento del Csm. La tempestività dove sta?".

A chi si riferisce Ciancimino quando parla di “importanti processi a uomini politici”? Alle indagini che vedono coinvolti il senatore Carlo Vizzini e il ministro Saverio Romano?
"Non entriamo nello specifico".

Ciancimino, dunque, ribadisce di non avere avuto accesso ai computer dei magistrati che lo interrogavano. Non si è mai stato da solo in una qualsiasi stanza della Procura?
"Assolutamente no. La verità è che c'è tutto l'interesse a screditarlo per eliminare un testimone scomodo".

Interesse da parte di chi?
"Non siamo in grado di dare risposte certe. Ci limitiamo a constatare che c'è un attacco concentrico su Massimo Ciancimino".

Se Ciancimino non aveva accesso ai file dei magistrati dunque, millantava. E una persona che millanta può ritenersi attendibile e credibile?
"Si tratta, lo ribadiamo, di conversazioni private di cui per altro non abbiamo conoscenza se non per averle lette sulla stampa. Quando diventeranno atti processuali ne discuteremo".

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