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Lo stop

Sicilia e-servizi, niente soldi
Anche i privati scappano


servizi, sicilia
Da qualsiasi parte ci si volti, non si intravede luce per Sicilia e-servizi, la spa che si occupa della gestione ed evoluzione della piattaforma telematica integrata (Pti) della Regione siciliana. Da un lato, infatti, l'amministratore delegato
Natale Di Giovanna che, con una mail, comunica a tutti coloro che a qualunque titolo – consulenti e interinali – lavorano per l’azienda l’impossibilità di pagare gli emolumenti: “Mi rammarica informarvi – si legge nella mail – che, per motivi non ascrivibili alla Sisev, contrariamente a quanto riportato sul cedolino inviato nei giorni scorsi, non è stato possibile ad oggi provvedere al pagamento degli stipendi di agosto, in ragione del mancato incasso dei pagamenti previsti e della grave situazione finanziaria in cui versa la nostra Società. Provvederemo ad effettuare i bonifici non appena avremo ricevuto i primi pagamenti dal nostro cliente”.

Dall'altro, Rosario Amodeo, il vicepresidente esecutivo di Engineering (la società che detiene il 49% di Sicilia e-servizi) che annuncia l'addio alla società: “Per quanto ci riguarda – spiega a Live Sicilia Amodeo – abbiamo convenuto col presidente di uscire dalla società della quale oggi facciamo parte al 49%. Abbiamo già individuato un nostro arbitro, ma attendiamo quello della Regione (e ho lavorato abbastanza con la pubblica amministrazione per dirle che i tempi sono indefinibili...)”. Il perché di tale scelta è presto detta: “Troviamo difficoltà – continua Amodeo – a operare in questa situazione e piuttosto che restare in una palude preferiamo sciogliere la società. D'altronde la Regione può già contare su manager preparati e non ha bisogno di noi”.

Una deriva che non sembra lasciare spazio alla speranza dopo un lungo logorio dei rapporti tra il socio pubblico l’azienda privata. Adesso il collasso: la Regione deve all'azienda 48 milioni di euro e non c'è più liquidità per coprire gli stipendi di agosto e settembre. Stando ai patti, il percorso di attivazione dei servizi dovrebbe concludersi nel 2013, ma è assai difficile che si arrivi a questa data. Più probabile è invece una interruzione conflittuale del rapporto.

Ma qui entriamo nel campo delle previsioni. E non è compito nostro. Di certo c'è, però, che la società è stata oggetto di aspre critiche anche per l'infornata di parenti dei politici pronti a mettere le mani sul posto fisso. I nomi. Nella collegata “Sicilia e-servizi venture” lavorano, secondo quanto appreso da Emanuele Lauria di Repubblica, Giuseppe D’Orsi, figlio del presidente di Agrigento targato Mpa; Giuseppe Storniolo, figlio del responsabile del cerimoniale della presidenza della Regione. Ambedue lavorano “fuori sede”, mentre “in sede” troviamo Maria D’Aì, figlia del sindaco di Misilmeri appartenente al Pid, e Filippo Fraccone, consigliere comunale a Palermo passato dall’Udc all’Mpa.

In Sicilia e-servizi lavorano o hanno lavorato con contratti a progetto Giovanni Di Stefano (ex segretario dei giovani Mpa), Vincenzo Lo Monte, fratello di Carmelo oggi deputato alla Camera (Mpa); Nicola Barbalace, consigliere Pd a Messina; Deborah Civello, cognata del parlamentare Pdl all’Ars Francesco Scoma, Nicola Calderone, ex collaboratore di Alemanno; Mario Parlavecchio, già dipendente regionale e cugino dell’omonimo deputato regionale dell’Udc, Urania Papatheu, ex commissario della Fiera di Messina. Mentre ha già un posto sicuro, con un contratto a tempo indeterminato, Pietro Cammarata, figlio del sindaco di Palermo.


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