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la produzione siciliana alla mostra del cinema

Crialese commuove Venezia
Grande successo per il suo 'Terraferma'

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La legge del mare che impone di salvare chiunque sia in difficoltà e la legge delle autorità che impone altre regole, un mare che prima era pieno di pesci e ora di uomini in cerca di aiuto o peggio ancora di morti, un fondale limpidissimo dove i pesci nuotano tra le scarpe, i documenti, gli oggetti di qualche migrante disperso in uno dei tanti naufragi. E poi un'isola, troppo piccola per stare sul mappamondo eppure diventata il centro di un mondo dove i turisti ballano sulle barche Maracaibo mentre i clandestini sembrano balene spiaggiate.

Arriva a Venezia in concorso il primo dei film italiani, l'atteso Terraferma di Emanuele Crialese, accolto con applausi dalla stampa (e anche in conferenza stampa), prodotto da Cattleya e Rai Cinema, in sala dal 7 settembre distribuito da 01. In questo sfondo di un'isola del Mediterraneo, che è Linosa ma potrebbe essere Lampedusa o qualunque altro approdo, Crialese racconta una storia commovente che è anche lo specchio dell'Italia di oggi, accogliente con il cuore, respingente per la paura dell'invasione africana e del cambiamento sociale. Terraferma è un film corale ma al centro ha l'incontro/scontro tra due donne, entrambe desiderose di un futuro altrove e di migliorare le proprie vite.

C'è Sara (Timnit T., una vera migrante che Crialese ha conosciuto tramite Laura Boldrini, portavoce dell'Alto Commissariato dell'Onu per i rifugiati) che dall'Etiopia con un figlio di pochi anni ci mette due anni per arrivare in Europa, in un viaggio che comprende la prigione in Libia e lo stupro. E c'è la giovane vedova Giulietta (Donatella Finocchiaro), cui l'isola sta stretta perché la pesca non è più un futuro mentre il turismo sì. E quando le portano Sara, che partorirà in casa sua la figlia della violenza, reagisce male. E poi c'è suo figlio di 20 anni Filippo, sospeso e combattuto tra la tradizione del nonno pescatore (Mimmo Cuticchio) e la modernità kitch e furba dello zio Nino (Giuseppe Fiorello) che incita i turisti a godersi il sole e a far finta di niente.

La comunità dei pescatori, il mare sono altrettanti protagonisti. Tante le scene belle ma una, la più assurda, non si può dimenticare: Fiorello in costume e occhiali a specchio che balla sulla sua barca incitando i turisti a lanciarsi nel ritmo tropicale e a fare una gara di tuffi. Nel suo quarto film, Emanuele Crialese abbandona le atmosfere più fiabesche e oniriche dei suoi precedenti per una storia sospesa tra realtà e mito che rielabora quello che accade in questo tempo alla nostra Terraferma.

"Terraferma contiene la forza e la tempra di un'antica tragedia classica. La cifra estetica con cui il regista Crialese ha coniugato, fotogramma per fotogramma, pathos, sensibilità e umanità, con l'antica saggezza isolana dell'accoglienza, fanno di questa opera il miglior tratteggio possibile nel raccontare gli sbarchi dei migranti sulle nostre coste, visti per una volta con gli occhi dei pescatori siciliani". Lo dice Daniele Tranchida, assessore al Turismo della Regione siciliana, che ieri, al Festival di Venezia, ha partecipato alla prima dell'opera di Emanuele Crialese. "La poesia civile di Crialese scuote le coscienze - continua Tranchida - e certamente Terraferma è un film destinato a raccogliere premi in Italia ed all'estero".


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