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Arsea, ecco gli uffici
dell'agenzia fantasma


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Tre dipendenti, un ventilatore “prestato”, corridoi deserti e stanze vuote. Ecco la sede dell'Arsea, l'ente fantasma al quale sono stati destinati 800 mila euro dalla Regione di Raffaele Lombardo. Un ente creato col compito di erogare finanziamenti agli agricoltori. Ma di cui molti di quegli stessi agricoltori non hanno mai sentito parlare.

Non è difficile crederlo, visto che servirebbero, probabilmente, nuovi termini da coniare nel gergo degli sprechi per descrivere le giornate dell'Arsea al quarto piano della storica sede catanese del carrozzone Ente Sviluppo Agricolo. I dipendenti di un ente per il quale la Regione avrebbe destinato, complessivamente, oltre 1,6 milioni di euro (800 mila sia nel bilancio 2010 si in quello del 2011, oltre ai 35 mila forniti per un avvio che non c'è mai stato), sono appena tre e provenienti da altri rami dell'amministrazione regionale. Lì, nella sede del capoluogo etneo si cimentano in equilibrismi tra una sedia e l'altra per intercettare un soffio d'aria del ventilatore che, dicono, “è stato prestato, non è nostro”.

Manca l'aria condizionata e la vetrata sul Duomo crea un effetto serra che farebbe rabbrividire i migranti schiavizzati nelle serre di Pachino. Per carità, all'Arsea non si lavora mica in nero, “Il nostro dirigente (Ugo Maltese, ndr) - spiegano i dipendenti - deve essere ancora pagato da due anni”, non si tratta di 30 euro al giorno ma dieci volte tanto, che col passare del tempo fanno oltre  trecentomila euro.

E dire che l'ente è nato “ufficialmente”, nel 2006, con una leggere regionale che avrebbe consentito di trasferire all'Arsea le funzioni che, a livello centrale, sono svolte da un'altra agenzia, l'Agea.
Ma da allora, niente di fatto. O meglio, il dirigente c'è, manca il resto. Se si escludono quei tre dipendenti accaldati che dovrebbero, invece, essere novanta.

Per la verità la Regione ci avrebbe anche provato a “riempire” di personale quelle stanze vuote. Due gli atti di interpello che non hanno ottenuto alcun risultato. Il primo risale al 24 agosto del 2009. L'allora dirigente generale dell'assessorato al Personale, Ignazio Tozzo, infatti, dà seguito alla richiesta del direttore generale Ugo Maltese, fresco di nomina, per ottenere un personale di circa novanta impiegati, così suddivisi: 13 dirigenti (10 per la sede palermitana, tre per quella catanese), 28 funzionari di categoria D, 28 di categoria C, 10 di categoria B, e due autisti.
L'atto di interpello cade nel vuoto. Intanto, però, al direttore generale (un dirigente regionale in pensione, quindi, di fatto, un “esterno”) spetterebbero ugualmente le mensilità delle propria ricca indennità. Soldi mai visti, come ammette lo stesso dirigente, mentre nel bilancio regionale “spuntano” i primi 800 mila euro per l'ente. Che ancora, di fatto, non ha mai funzionato.

Il personale, infatti, non arriva. Passano quasi due anni. Qualcuno si ricorda dell'esistenza dell'Arsea. Una scatola vuota. E prova, nuovamente, a riempirla. Nuovo atto d'interpello, del 29 aprile scorso. Appena quattro mesi fa. Stavolta il documento è firmato dal dirigente generale alla Funzione pubblica, Giovanni Bologna. L'organico è lo stesso (scompaiono solo i due autisti).

Ma ancora, come dimostra il filmato di Livesicilia, di questi impiegati non c'è nemmeno l'ombra. Per la verità, la “densità di popolazione” dell'Arsea è così scarsa, che l'ente ha anche “offerto” dei locali a un altro ente: sullo stesso corridoio, infatti, ci sono le stanze dell'Istituto Regionale della Vite e del Vino. “Sono locali nostri che abbiamo prestato a questo istituto”, dice un dipendente dell'Arsea. Proviamo a bussare, le porte si aprono e le stanze sono vuote. La telecamera registra. L'ennesimo spreco.


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