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L'assessore all'economia contro Tremonti

Armao e la manovra "incostituzionale":
"Lede l'autonomia della Sicilia"


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La manovra finanziaria del governo nazionale è incostituzionale. Questo il pensiero espresso, in una ben più dettagliata e “tecnica” relazione presentata oggi alle commissioni bilancio di Senato e Camera, dall'assessore regionale all'economia
Gaetano Armao che preannuncia un possibile ricorso alla Corte Costituzionale.

“Per la Regione Siciliana – scrive Armao - il decreto legge 138/2011 (la cosiddetta manovra bis) manifesta molteplici profili di illegittimità costituzionale per violazione degli articoli 117 e 119 della Costituzione e di diversi articoli (14, 15, 17, 36, 37 e 43) dello Statuto regionale siciliano e delle relative norme di attuazione dello Statuto in materia finanziaria”.

La manovra, insomma, secondo Armao, ignora le competenze esclusive delle Regione in diversi ambiti dell'amministrazione. E non prevede alcuna clausola di salvaguardia per le Regioni stesse. Il risultato della manovra? Quello di intraprendere la strada di un “improbabile e rabberciato federalismo fiscale che rischia di risultare ormai solo di facciata”.

“È  certo – scrive Armao nella sua relazione - che la situazione del debito e, in generale, quella economico-finanziaria del Paese necessitano di drastiche misure di contenimento della spesa e di risanamento dei conti. È del tutto ingiustificato, invece, che il peso maggiore in termini di tagli si faccia gravare ancora sulle Regioni a statuto speciale (in questa manovra, come in quella precedente di luglio), ed in particolare su quelle del Mezzogiorno".

E i concetti espressi dall'assessore siciliano, per la verità, sarebbero condivisi dagli altri governi delle Regioni a Statuto speciale, oltre che di quelle del Sud, più fortemente colpite dalla manovra: “Come ribadito insieme agli altri esponenti delle Regioni speciali – aggiunge Armao - senza un riequilibrio degli oneri a carico delle autonomie differenziate ed una clausola che ne salvaguardi le prerogative statutarie saremo costretti ad impugnare la manovra. Questione – precisa l'assessore  nel documento - già condivisa dalla Commissione Affari Costituzionali nel parere sulla manovra reso ieri pomeriggio".

Ma non è solo una questione di principio, spiega l'assessore. Bensì anche una faccenda di “numeri”, di soldi. “Da quanto emerge dalla nuova manovra governativa – scrive Armao - si aggiungono ulteriori 1,6 miliardi di tagli circa per i prossimi due anni a carico di Regione ed enti locali siciliani (800 per il 2012 e 400 per il 2013, oltre a quelli direttamente incidenti sulle autonomie locali della Regione), che si sommano cosi' a quelli gia' previsti dalla manovra di luglio e corrispondenti nel 2012 a 471 milioni e nel 2013 ad 869 milioni per la Regione, ed almeno 200/250mln per gli enti locali siciliani. Ne discende che per i prossimi due esercizi i tagli di spesa, se correlati ai minori trasferimenti, raggiungono i quattro miliardi di euro. Questa manovra - continua Armao - è un peso insostenibile per la Regione e per l'economia siciliana, al quale, peraltro, si accompagna il rischio di rallentare anche la spesa europea (che al contrario necessita di una accelerazione), comprimendo la possibilità del necessario cofinanziamento regionale e quindi svolgendo un effetto depressivo."

Nel documento, poi, Armao passa in rassegna tutti i punti controversi. Dove, cioè, lo Stato avrebbe “invaso il campo” delle Regioni. A cominciare dalle tasse: “Nell'ipotesi in cui – spiega Armao - debba ritenersi che il maggior gettito prodotto dalle nuove imposte sia di pertinenza statale si determinerebbe la violazione del principio dell'integrale spettanza delle imposte dirette alla Regione siciliana sancita dallo Statuto (artt. 36 e 37) e dalle norme di attuazione, seppur risalenti”.

Discusso anche il principio della “premialità” alle Regioni virtuose. A quelle che, cioè, si siano conformate, entro un anno, alle indicazioni dello Stato centrale. Un'indicazione che, secondo Armao, pregiudicherebbe l'autonomia della Regione. L'istituzione dei revisori dei conti come organo di vigilanza contabile nei confronti della Regione, poi, secondo l'assessore, non farebbe altro che duplicare i compiti attualmente svolti dalla Corte dei Conti e dal Commissario dello Stato.

Netta, poi, la presa di posizione sulle tanto discusse soppressioni delle province e dei piccoli Comuni: “Giova ricordare in merito – scrive Armao - che la Regione Siciliana ha potestà legislativa primaria in materia di autonomie locali (artt. 14, lett. o) e 15 dello Statuto), sicché ogni determinazione in materia di Comuni e Province non può che spettare alla sua competenza esclusiva legislativa”. Su questo tema, poi, Armao ha aggiunto che la soppressione dei 31 Comuni al di sotto dei mille euro porterebbe a un risparmio di appena 330 mila euro, mentre l'abolizione delle province sarebbe già nelle intenzioni della Regione, che ha deciso di sostituirlo con i liberi consorzi di Comuni.
Altro tema, quello della riduzione di parlamentari e consiglieri: "L'art. 14 - scrive Armao - impone anche alla Regioni cosiddette speciali di provvedere alla riduzione del numero di consiglieri ed assessori regionali, un paradosso. Ed e' incongruo e irragionevole applicare misure premiali e/o sanzionatorie nei confronti delle Regioni ad autonoma differenziata rispetto ad attivita' che deve necessariamente porre in essere il Parlamento nazionale modificando con legge Costituzionale gli statuti speciali che prevedono il numero dei parlamentari. Il governo Lombardo, in Sicilia, sta gia' procedendo in materia, anche prima ed oltre l'incerta disciplina statale, ed ha gia' adottato la delibera 207/2011 (del 5 agosto scorso), seguita dalla circolare applicativa dell'assessorato all'Economia del 18 agosto (num. 4976/gab), con risparmi previsti per circa 100 milioni di euro".
Ultima “stoccata” sulla “disciplina del patto di stabilita interno e dei parametri di virtuosità da esso contemplati, anche alla luce degli ulteriori livelli di contenimento della spesa che la manovra  impone alle Regioni a statuto speciale, sopratutto del Mezzogiorno aggravando e rallentando i processi di spesa dei fonti europei”. Vincoli, insomma, che rallenterebbero le possibilità di spesa dei fondi europei assegnati alla Regione.


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