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Il punto

Ragionando sul Palermo


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Si può perdere, specialmente ad agosto. Ma se si perde come ha perso il Palermo contro i turchi - dopo una prestazione caotica - è giusto lanciare l'allarme. I fischi si trasformeranno in applausi? Ce l'auguriamo. Nel frattempo, è necessario raccontare l'ennesimo episodio di una storia a passo dal gambero. Se volete: come una squadra forte, con un  ottimo allenatore, sia stata snaturata in ossequio a una squadra assai meno forte, con un allenatore tutto da scoprire a questi livelli. Non si capisce la contestazione del pubblico, esplosa allo stadio e in ogni dove, se non si parte da lì, dall'amorosa folla rosanero dell'Olimpico, dal signor Rossi che perde la finale, surclassando Leonardo, il nerazzurro, senza se e senza me. Poteva essere l'inizio di un progetto, con un tecnico che aveva dato ampie garanzie, invece no. Va bene. Ma il tifoso ha occhi, pelle e cuore, nonché capacità dialettica e il sacrosanto diritto di esprimersi come crede in quanto soggetto pagante e portatore di passione sportiva. Non si può pretendere l'afasia e la resa, specie davanti a spettacoli imbarazzanti come quello andato in scena contro il Fenerbache.

No, non è la sconfitta. E' la confusione tattica di Pioli. E' l'ira impotente di Migliaccio. E' il rilancio sconsiderato di Rubinho. E' la difesa che continua a imbarcare acqua, naturalmente per colpa di Delio. Purtroppo, a causa di un maligno sortilegio, il Palermo che fu di Rossi conserva i suoi difetti difensivi e non ricorda i suoi pregi offensivi. In mezzo al campo manca un semplice ragioniere. In avanti, se non inventa qualcosa Miccoli, si recita a soggetto. Cambierà? Speriamo di sì. Intanto, la critica si costruisce su ciò che si vede. E ciò che si è visto no non rincuora affatto. E non rincuora affatto l'indecisionismo di un mister che prima misteriosamente gioca con tre difensori, poi passa ai quattro dietro, col medesimo risultato di pressapochismo. Altra levità aveva il passo di Delio, sul prato. Siamo nostalgici, se lo ricordiamo? Allora la nostalgia appartiene ai fatti, non è figlia di un bieco complotto.

Siamo allo psicodramma. E la reazione del presidente è stata scomposta, come talvolta succede. Francamente, la commedia del ti-lascio-anzi-resto non ci impressiona. Ci vuole più rispetto, dei tifosi e dei giornalisti, che hanno diritto al legittimo dissenso senza passare per ingrati, sovversivi o sabotatori. La riconoscenza è un filo solido. Ma tutti i fili, se tirati con malagrazia e ripetutamente, rischiano di spezzarsi.


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