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scontri violenti per tutta la notte

Libia, è caccia a Gheddafi
Tripoli in mano ai ribelli

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E' una storia che riguarda la Sicilia per rapporti e vicinanza. E' la storia della Libia, all'epilogo di un regime. Tripoli è insorta, è quasi tutta in mano ai ribelli, ai quali si sono arresi la Guardia repubblicana di Muammar Gheddafi e almeno due, forse tre dei suoi figli, fra i quali Seif al Islam, mentre del rais non ci sono notizie, tranne un messaggio diffuso in tv intorno alla mezzanotte. Nella frammentarietà delle voci che in nottata hanno cominciato ad accavallarsi a ritmo vertiginoso, emerge il quadro di una capitale che ha smesso di combattere, che non offre resistenza agli insorti, che hanno cominciato a entrare a ondate in città al tramonto, con la fine del digiuno giornaliero del Ramadan.

Appostati da giorni a pochi chilometri attorno alla capitale, sono entrati da est dopo aver preso la base aerea di Mitiga, nel sobborgo di Tajoura, dove si combatteva duramente da ieri. Sono entrati in citta' anche da ovest e da sud, dai monti Nafusa, dove a notte fonda l'ANSA ha constato l'afflusso continuo di mezzi carichi di ribelli. Sono penetrati anche via mare, arrivando da Misurata, per unirsi ai loro fratelli di Tripoli. Sulla strada dei combattenti, dopo la violenza e le centinaia di morti di ieri sera, non sembrava esserci nessuno ad opporsi. A tarda sera qualche fonte dei ribelli ha dichiarato, ''siamo nella Piazza Verde'', la piazza scelta da Gheddafi come simbolo della sua ''rivoluzione'' e teatro di tante sue uscite pubbliche, anche in piena guerra. Ovunque le folle festanti sono scese ad accoglierli. Poco dopo, annunciata dal tam-tam dei blogger prima, e poi confermata dallo stesso Cnt, il governo provvisorio degli insorti a Bengasi, la notizia che la famigerata Guardia repubblicana del Colonnello, i suoi pretoriani, si sono arresi, deponendo le armi.

Le notizie sono in crescendo e subito dopo, come le tessere di un domino, gli annunci clamorosi, tutti fatti dal Cnt, degli arresti di tre dei figli del rais: Mohammad, che non aveva cariche ufficiali nel regime, e soprattutto Saif al Islam, imprenditore televisivo ed ex ''voce moderata del regime'', divenuto poi, con l'inizio della rivolta, uno delle voci più forti a sostegno del regime: la notizia della cattura di quest'ultimo è stata data di persona dal presidente del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, che ha citato ''notizie certe' parlando in diretta al canale satellitare Al Jazira. Poi la conferma della Corte penale internazionale (Cpi) dell'Aja, che ha incriminato lui, come il padre, di crimini contro l'umanità e contro di lui ha emesso un mandato di cattura internazionale. Mentre non ci sono per ora conferme sulla cattura - la notizia è apparsa brevemente su Al Jazira - di Saadi, famoso per aver militato come calciatore nel campionato di serie A in Italia, Mentre per le strade di Tripoli cominciava la festa e per le strade di Bengasi esplodeva di nuovo il giubilo, il portavoce del regime, Mussa Ibrahim, andato in onda sulla tv di regime, ha lanciato un ultimo appello ai ribelli: ''Siamo pronti a negoziare direttamente con il Cnt'', ha detto in una conferenza stampa, chiedendo ai ribelli e alla Nato di sospendere le loro operazioni su Tripoli e parlando di 1.300 morti e 5.000 nella capitale solo nelle ultime 11 ore. Immediata la risposta del ''governo'' ribelle da Bengasi: pronti a cessare subito le ostilità, a patto che Gheddafi annunci la sua partenza.

Per tutta la notte si sono susseguiti gli scontri in diversi quartieri di Tripoli. Secondo il portavoce dei ribelli, le truppe di Gheddafi continuano a combattere contro gli insorti e controllano il 15-20% di Tripoli. ''Controllano quattro aeree della capitale che rappresentano solo il 15-20% della città'', ha detto il ribelle identificato come 'Nasser'.

Nel corso della notte, intanto, la tv di regime 'al-Jazira' e' riuscita a intervistare in diretta il primogenito di Muammar Gheddafi, Mohammed, mentre a Tripoli piombavano le milizie ribelli: all'emittente televisiva pan-araba, con sede nel Qatar, il figlio del Colonnello ha confermato di essere stato catturato dagli insorti e di essere tenuto agli arresti domiciliari. "Banditi armati hanno circondato la mia residenza", ha raccontato per telefono alla televisione satellitare Mohammed Gheddafi. "Io sono ancora a casa, loro sono la' fuori. Hanno detto che garantiranno la mia incolumita', ma stanno assediando casa mia". Mentre parlava, in sottofondo erano distintamente udibili colpi di arma da fuoco. "Si'", ha aggiunto il figlio di Gheddafi, "gli spari sono in casa mia". Poi, di colpo, la linea e' caduta e per qualche istante sullo schermo diventato buio e' stato solo silenzio. Piu' tardi comunque Mohammed e' stato in qualche modo contattato, e ha cosi' potuto assicurare che lui e i familiari erano illesi.

E' notizia delle prime ore del mattino, invece, quella dei combattimenti sempre più violenti attorno alla residenza del colonnello Gheddafi a Tripoli. Lo ha constatato un giornalista della France Presse sul posto. Da ieri sera Tripoli è in mano agli insorti che hanno preso il controllo di numerosi quartieri. Combattimenti violenti sono in corso anche nel sud della capitale, secondo quanto ha riferito il giornalista della France Presse. Dalle 6 di stamani si sono potuti udire colpi di artiglieria pesante nella zona sud di Tripoli, ha precisato, senza però poter determinare con esattezza la provenienza dei colpi.


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