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Stop agli articoli negativi

Raffaele e la stampa libera


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La decisione di chiudere le porte della rassegna stampa della Regione alle "cattive notizie" è un lampo accecante che illumina la psicopatologia della comunicazione nella prassi e nella teoria di questo governo. Ma per comprenderla del tutto, bisogna fare un passo indietro e partire dalla psicopatologia generale della giunta Lombardo. Anche gli organismi politici possono soffrire dei disturbi tipici degli esseri umani.  Il lombardismo si basa su una verità di fede: Nei tempi bui c'era il caos, prima c'era Cuffaro, prima c'era il male. Ora c'è Raffaele Lombardo, calato dalla celeste provvidenza a redimere le colpe della Sicilia e l'ostinazione dei siciliani. Malgrado tutto. E coloro che non sposano il verbo sacro dell'autonomismo sono killer prezzolati, cuffaristi, o nemici del popolo. E' un ingresso del corpo mistico nelle cose di parlamento e governo. Per alcuni è dogma ineffabile e siano lapidati gli apostati. Per altri è mantello amplissimo e comodo che serve a coprire un eden assai imperfetto, con troppi serpenti e davvero troppi destini in penombra, col loro carico di praticucce discutibili. In ogni caso, secondo chi scrive, si dimentica una circostanza basilare: non c'è nessuna legge che obblighi i protagonisti del dopo a risultare migliori dei reietti del prima e ad essere considerati tali.

Seguendo il filo della psicopatologia il resto viene da sé. I disagi negli ospedali? Un complotto dei cuffaristi che vanno a morire nei pronti soccorsi della riforma per fare un dispetto a Russo. I guai della Formazione? Un sabotaggio di fannulloni assunti per raccomandazione, gente estranea, come se tutti - compresi gli arcangeli della penultima ora - non avessero operato alla grande nel turpe commercio dei voti e dei posti di lavoro. La critica al Lombardismo? Un complotto che mette insieme gli avversari, qualche servizio segreto deviato e Paperoga, il finto papero scemo, cugino di Paperino. Esageriamo? Appena un pizzico. La realtà è molto più acuminata. Ed è senza precedenti questa arroganza del potere nei confronti della stampa, che tutti - ci mancherebbe - vogliono aggressiva e indipendente. Tuttavia, preferibilmente orientata, con i suoi riflettori, sui peccati degli altri.


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