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Ragusa

Inchiesta su trivellazioni e inquinamento
L'Enimed: "Agiamo correttamente"

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Un’inchiesta della Procura di Ragusa e il rischio di inquinamento di una sorgente che rifornisce il territorio di Santa Croce Camerina hanno dato vita a un nuovo caso che si sviluppa tra trivellazioni e tutela ambientale.

Sono due i reati ipotizzati dalla Procura iblea e che vedono coinvolti alcuni funzionari della EniMed, la ditta che a circa 10 km di distanza dalla sorgente Fonte Paradiso sta effettuando delle trivellazioni, e riguardano l’adulterazione di acqua destinata all’alimentazione e l’inquinamento ambientale.

Secondo la magistratura le sostanze chimiche utilizzate per il raffreddamento delle trivelle del pozzo Tresauro potrebbero essere state assorbite dal terreno, causando l’inquinamento della falda acquifera poco distante. Infatti, a seguito delle indagini effettuate dal nucleo antisofisticazioni dei Carabinieri e dalle analisi fornite dall’Arpa, la procura ha iscritto nove persone nel registro degli indagati, tra cui i vertici dell’azienda.

Il circolo ragusano di Legambiente, attraverso una nota, ha espresso il suo plauso alla Procura per il lavoro svolto anche a seguito delle denunce e degli appelli degli ambientalisti. “L’avviso di garanzia ai funzionari dell’EniMed nell’ambito dell’inchiesta sull’inquinamento della sorgente Paradiso e dell’area umida di Cannitello - recita la nota - non ha particolarmente sorpreso Legambiente Ragusa. Troppo concreti gli elementi (analisi, fotografie, ordinanze, relazioni) che puntavano il dito verso il Pozzo Tresauro come responsabile dell’inquinamento stesso. Elementi che sono evidentemente apparsi concreti anche agli inquirenti, se l’inchiesta non è stata archiviata ma invece viene portata avanti”.

Al momento il perito nominato dalla Procura sta svolgendo le sue valutazioni ed entro due mesi dovrà dare un responso e dimostrare se effettivamente le sostanze per il raffreddamento siano penetrate nel terreno e abbiano inquinato la sorgente.

L’EniMed non ci sta e risponde con un comunicato nel quale chiarisce che “le indagini sono ancora in corso e nessuna conclusione è stata ancora raggiunta, né sono state accertate le cause che possono aver generato il fenomeno. Ancor meno, quindi, è stata accertata la relazione tra l’evento e le attività di perforazione condotte da EniMed a circa 14 km di distanza”.

“Gli avvisi di garanzia – sottolinea l’azienda – sono un atto necessario alla prosecuzione degli accertamenti. Non rappresentano affatto una indicazione inequivocabile di responsabilità ma, secondo la legge, un atto di garanzia”. La nota si conclude con la certezza da parte dell’EniMed di aver sempre operato correttamente.


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